L’Anoressia Nervosa (AN) è una grave patologia psichica che causa importanti danni a livello fisico, emotivo e funzionale. Il disturbo è caratterizzato da: rifiuto di mantenere un peso corporeo minimo per età e genere, paura patologica di ingrassare, disturbo nel modo in cui le forme del corpo sono percepite, negazione di malattia, oppure indebita influenza sull’autostima del peso e delle forme del corpo, ed amenorrea secondaria (APA 2000 ; Spettigue et al 2008 ; Berkman et al 2006).

L’AN ha la più alta percentuale di mortalità tra tutti i disturbi psichiatrici e le possibilità di trattare questo disturbo rimangono ancora oggi molto limitate (Støving et al 2008). Il trattamento dell’AN tipicamente comprende interventi medici, nutrizionali e psicologici. La terapia farmacologica è frequentemente utilizzata sebbene la letteratura specialistica sull’argomento sia estremamente limitata (Spettigue et al 2008).
Spesso gli approcci all’AN sono molto eterogenei e la terapia nutrizionale, farmacologica, comportamentale e psicoterapica sono utilizzate separatamente o in combinazione senza una sistematica separazione dei livelli di intervento e senza una solida evidenza scientifica a supporto.

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Un numero sempre crescente di persone “verifica” su internet le informazioni di carattere medico o psicologico che riceve, ma in pratica è estremamente difficile controllare l’attendibilità di tali informazioni. In ambito medico in generale (e psichico in particolare) i risultati della ricerca più avanzata sono scarsamente accessibili, contrastanti, oppure scaricabili in forma poco o per niente comprensibile.

Se una persona con un normale livello culturale digita le parole “Bulimia Nervosa” su un motore di ricerca il risultato sono circa 1.110.000 voci. La consultazione di queste voci non permette in alcun modo di separare le informazioni affidabili da quelle che non lo sono neanche lontanamente, con risultati da inutili a francamente pericolosi….

Se un medico specializzato e con buone conoscenze di inglese digita “bulimia nervosa” in uno dei motori di ricerca di letteratura medica scientifica più affidabili e diffusi, ottiene circa 4455 voci in maggioranza incomprensibili per chi non lavora specificamente in questo campo.

In questo Blog si tenta di mettere a disposizione di tutti una selezione di informazioni che abbiano una certa attendibilità e che siano, al contempo, comprensibili senza una preparazione specifica.

Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’EMEA (Agenzia Europea per i MEdicinali) ha concluso che i benefici di rimonabant (Acomplia) non superano più i rischi e che l’autorizzazione all’immissione in commercio deve essere sospesa nell’Unione Europea (UE).
In data 30 Ottobre 2008 è stato divulgato dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) il divieto di vendita del rimonabant (Acomplia®), farmaco che agisce come antagonista dei recettori dei cannabinoidi di tipo 1 riducendo così lo stimolo della fame.
La motivazione di tale divieto sarebbe riconducibile a due elementi: gli eventi avversi di tipo psichiatrico e una scarsa aderenza al trattamento che comporterebbe una minore efficacia del farmaco.
Il comunicato dell’AIFA riporta testualmente: “…Il rischio di disturbi psichiatrici (depressione, disturbi del sonno, ansia, aggressività) è quasi doppio nei soggetti trattati con rimonabant rispetto ai controlli…” e seguita “…nella pratica clinica corrente i pazienti hanno dimostrato una scarsa compliance per il farmaco che di solito viene assunto solo per brevi periodi con un’efficacia inferiore rispetto a quella che era emersa negli studi controllati condotti prima della commercializzazione….” Leggi il seguito »

Studi controllati dimostrano l’efficacia di fluoxetina nei disturbi della condotta alimentare, in particolare nella bulimia nervosa (BN). Nonostante la relativa scarsezza di dati, nella pratica clinica anche altri inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIs) vengono comunemente utilizzati per trattare la BN. La sertralina è uno degli SSRIs che vengono utilizzati nei disturbi della condotta alimentare caratterizzati da abbuffate e condotte di eliminazione.

I dati attualmente disponibili sembrano promettenti riguardo all’efficacia di questo farmaco nella psicopatologia dei disordini del comportamento alimentare, ma sembrano invece contrastanti riguardo al suo specifico effetto sul peso corporeo. In alcuni lavori il trattamento con sertralina sembra produrre aumento di peso, mentre in altri lo stesso trattamento sembra produrre un calo ponderale. Leggi il seguito »