come cambia la neurofarmacologia

Dopo una sorta di “caccia alle streghe” in cui venivano demonizzate indiscriminatamente tutte le medicine attive sul cervello a causa dei noti ed arcinoti effetti indesiderati dei farmaci di vecchia generazione inizia a farsi strada nell’opinione comune un atteggiamento più pragmatico.
Oggi è possibile curare meglio e con minori effetti indesiderati le patologie psichiche cosiddette “maggiori” (psicosi maniaco depressiva, schizofrenia ) che hanno sfidato la medicina negli ultimi venti anni.
Al tempo stesso, grazie alla tollerabilità ed alla selettività dei preparati disponibili, è possibile curare patologie considerate precedentemente (e a torto) “minori” quali i disturbi d ansia, i disturbi post traumatici, i disordini della sfera sessuale e del comportamento alimentare.
Chi si è trascinato per anni un disturbo d’ansia sa bene cosa vuol dire essere liberi di entrare in un locale affollato senza che il terrore lo costringa a fuggire, o cosa vuol dire poter guidare l’auto senza aspettarsi che da un momento all’altro la paura lo costringa a fermarsi. QUeste persone non considerano certo “minore” il loro disturbo.
La chiave di volta del cambiamento avvenuto negli ultimi venti anni non riguarda soltanto l’efficacia, ma soprattutto la tollerabilità delle medicine disponibili.
Chi doveva pagare un prezzo carissimo in termini di effetti collaterali per restare libero dalla depressione, magari sudando in continuazione, ingrassando molti chili, non riuscendo ad avere rapporti sessuali, oppure ancora lottando quotidianamente contro la sonnolenza, sa bene che cosa vuol dire essere liberi dalla malattia ma tuttavia padroni del proprio corpo.
Il cambiamento della tollerabilità dei trattamenti ha permesso inoltre ai medici di trattare anche pazienti che soltanto venti anni prima non avrebbero potuto assumere una terapia farmacologica. Per esempio chi soffre di problemi ai reni o al fegato ha attualmente la possibilità di poter essere curato dalla depressione senza temere per la propria salute, ed esistono dati di sicurezza sul trattamento farmacologico della depressione e dell’ansia in pazienti che hanno superato patologie organiche importanti come l’infarto del miocardio.
Una spiegazione dei cambiamenti che si sono verificati nei farmaci utilizzati negli ultimi venti anni può aiutare a comprendere che cosa fanno e come funzionano i farmaci attivi sul sistema nervoso centrale, come possono essere usati per curare le patologie della mente e soprattutto dovrebbe permettere una migliore collaborazione tra medico e paziente.

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