Gli antidepressivi sono tutti uguali?

Dopo che su questo blog avevamo cercato di fare un po’ di chiarezza su quanto i farmaci che inibiscono selettivamente la ricaptazione di serotonina siano differenti tra loro

http://www.neurofarmacologia.net/02/01/2009/gli-inibitori-della-ricaptazione-della-serotonina-sono-tutti-uguali/

ecco che sull’argomento si pronuncia l’autorevole rivista “Lancet”. In un recente articolo un gruppo di autori italiani ed internazionali hanno analizzato una mole impressionante di dati, revisionando 117 lavori con un totale di quasi 26 mila pazienti. Lo scopo del lavoro era di confrontare tra loro l’effetto di dodici antidepressivi di nuova generazione. I ricercatori hanno valutato sia l’efficacia dei farmaci nel trattamento della depressione maggiore sia la tollerabilità dei medesimi registrando quanti pazienti interrompevano i trattamenti e per quale motivo. I loro risultati indicavano chiaramente che escitalopram (Cipralex, Entact), sertralina (Zoloft, Tatig), mirtazapina (Remeron, Mirtazapina), venlafaxina (Efexor, Faxine) erano significativamente più efficaci di duloxetina (Cymbalta, Xeristar), fluoxetina (Prozac, Fluoxeren, Fluoxetina), e paroxetina (Eutimil, Seroxat, Sereupin, Daparox, Dapagutt, Paroxetina) e che la reboxetina (Edronax, Davedax) era il composto significativamente meno efficace rispetto a tutti gli altri farmaci testati. I dati ancora più interessanti tuttavia riguardavano la tollerabilità di questi farmaci. Da questo punto di vista infatti escitalopram e sertralina avevano dimostrato il miglior profilo di accettabilità da parte dei pazienti, con una percentuale di interruzione dei trattamenti significativamente inferiore a quella di tutte le altre medicine prese in esame. Gli autori concludevano quindi che esistono differenze clinicamente importanti tra gli antidepressivi comunemente prescritti sia in termini di efficacia che in termini di tollerabilità (Cipriani et al 2009). Riportiamo volentieri quanto pubblicato su importanti riviste scientifiche internazionali che confermano quanto sia poco sensato confondere una medicina con un’altra anche nell’ambito di una stessa classe farmacologica. I dati sopra riportati mettono in rilievo un tema particolarmente importante: la necessità di partire dalla tollerabilità del farmaco e dall’accettabilità di quest’ultimo nell’impostazione di un trattamento antidepressivo. Con le molecole che abbiamo oggi a disposizione esiste la possibilità di impostare trattamenti antidepressivi che non solo abbiano efficacia, ma che abbiano anche e soprattutto una buona tollerabilità da parte dei pazienti.

Bibliografia essenziale:

Cipriani A, Furukawa TA, Salanti G, Geddes JR, Higgins JP, Churchill R, Watanabe N, Nakagawa A, Omori IM, McGuire H, Tansella M, Barbui C. “Comparative efficacy and acceptability of 12 new-generation antidepressants: a multiple-treatments meta-analysis.” Lancet. 2009 Feb 28;373(9665):746-58. 

Cipriani A, Furukawa TA, Geddes JR, Malvini L, Signoretti A, McGuire H, Churchill R, Nakagawa A, Barbui C; MANGA Study Group. “Does randomized evidence support sertraline as first-line antidepressant for adults with acute major depression? A systematic review and meta-analysis.” J Clin Psychiatry. 2008 Nov;69(11):1732-42.

Cipriani A, Santilli C, Furukawa TA, Signoretti A, Nakagawa A, McGuire H, Churchill R, Barbui C. “Escitalopram versus other antidepressive agents for depression” Cochrane Database Syst Rev. 2009 Apr 15;(2):CD006532.

3 Commenti

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  2. llamperti

    La ringrazio per avere affrontato questo problema, perchè da paziente mi sono resa conto che con molta superficialità vengono spesso prescritti farmaci che non vanno bene, e si procede a tentativi. Ho provato 3 SSRI differenti, e non ho ancora trovato, probabilmente, quello che fa per me.
    Mi chiedo se esistano analisi specifiche per sapere quale farmaco è
    migliore per un determinato paziente, o se vengono utilizzati altri criteri per la scelta.
    Perchè, ad esempio, viene prescritto un SSRI e non un SNRI?
    Esiste una scala precisa di valutazione in base alla diagnosi del disturbo del paziente?
    La ringrazio e mi complimento per il Sito, che è sicuramente il migliore che abbia visto finora.
    Laura

  3. Bruno Pacciardi

    Purtroppo non esistono ancora in psichiatria esami specifici per stabilire l’opportunità o meno di un determinato trattamento farmacologico. In linea generale uno dei criteri dovrebbe essere quello di cominciare la valutazione partendo dal quadro internistico della paziente e dal profilo di tollerabilità della medicina, in modo tale da minimizzare la possibilità di effetti indesiderati. La scelta tra SSRIs ed SNRIs deve essere fatta caso per caso in base al quadro clinico, in quanto è estremamente difficile fare considerazioni generali in merito che abbiano un reale valore informativo per il paziente

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