Neuro Farmacologia
Scritto da Bruno Pacciardi il 4 agosto 2009
Al termine di un serrato dibattito tra probizionisti ed antiproibizionisti sull’uso dei cannabinoidi (che a volte è stato veramente poco scientifico e molto ideologico) la ricerca neurofarmacologica arriva a mettere alcuni punti fermi: sembra attualmente possibile almeno sperimentare gli effetti farmacologici dei cannabinoidi separatamente rispetto agli effetti psicotropi sul sistema nervoso centrale. Una molecola permetterebbe infatti di valutare i possibili effetti farmacologici dei cannabinoidi senza avere effetti psicotropi sul cervello. Il cannabidiolo, isolato dalla marijuana nel 1940 da Adams e collaboratori, non è stato approfonditamente studiato negli anni successivi fino ai primi anni ’90. In seguito, con la vera e propria esplosione degli studi su tutto il sistema cannabinoide, ne sono state studiate le potenziali capacità antiepilettiche, antiossidanti e antiinfiammatorie fino a che, negli ultimi cinque anni, abbiamo assistito ad un progressivo e costante ampliamento dei suoi usi possibili. Data la apparente mancanza di effetti psicotropi di cannabidiolo, dovuta alla sua scarsa affinità per i recettori CB1 e CB2 a cui si legano preferibilmente gli altri cannabinoidi, sarebbe diventato oggi possibile sperimentare tutti gli effetti terapeutici (reali o presunti che siano) di un farmaco attivo sul sistema dei cannabinoidi senza avere fattori di confondimento legati alla azione psicoattiva. Lasciando da parte ogni considerazione in merito all’uso voluttuario dei cannabinoidi e restando con i piedi ben saldi sul terreno della farmacologia clinica possiamo quindi cercare di capire serenamente se sia razionale o meno l’impiego di farmaci ad azione cannabinoide. Questa prospettiva così attraente è tuttavia ancora non completamente documentata. Diventa infatti necessario dare una spiegazione esaustiva degli effetti ipnotici ed ansiolitici alle alte dosi e dei dati preliminari di efficacia antipsicotica descritti da alcuni autori prima di poter concludere sulla mancanza assoluta di effetti psicotropi di cannabidiolo.
Bibliografia essenziale:
Scuderi C, Filippis DD, Iuvone T, Blasio A, Steardo A, Esposito G
Cannabidiol in medicine: a review of its therapeutic potential in CNS disorders.
Phytother Res. 2009 May;23(5):597-602
Mechoulam R, Shani A, Edery H, Grunfeld Y
Chemical basis of hashish activity
Science. 1970 Aug 7;169(945):611-2
Iuvone T, Esposito G, De Filippis D, Scuderi C, Steardo L
Cannabidiol: a promising drug for neurodegenerative disorders?
CNS Neurosci Ther. 2009 Winter;15(1):65-75
Zuardi AW.
Cannabidiol: from an inactive cannabinoid to a drug with wide spectrum of action.
Rev Bras Psiquiatr. 2008 Sep;30(3):271-80
Dottore Pacciardi secondo lei qual’e’ la terapia psicologia piu’ adatta per il disturbi d’ansia ? io ho fatto la psicoterapia ma i suoi effeti sono durati poco!!! In merito a questo le sembrerebbe opportuno prendere in considerazione la terapia cognitivo comportamentale?
Grazie Anticipatamente
Claudio
In linea generale la psicoterapia ad orientamento cognitivo comportamentale può essere molto utile in differenti disturbi d’ansia, molto dipende dalla diagnosi esatta. In alcune particolari forme di ansia è opportuno associare la psicoterapia ed il trattamento farmacologico per ottenere i migliori risultati
Dottore Pacciardi sono a chiederle visto vari tentativi di riduzione del farmaco “paroxitina” dopo vari mesi mi ritorna l’ansia con tutte le sue paure (per esempio la paura di perdere il controllo) il medico mi ha consigliato di ritornare ad una copressa all giorno 20 mg.solo che mi da effetti collaterali sulla sfera sessuale! vi sono altre molecole per risolvere il problema? e sono a chiederle secondo lei quando potremo beneficiare della farmaco genetica nei antidepressivi?
Grazie anticipatamente
Senz’altro vi possono essere altre soluzioni sia rimanendo nell’ambito degli inibitori selettivi della ricaptazione di serotonina (SSRIs) che passando ai nuovi antidepressivi a doppia azione (SNRIs), ovviamente bisogna valutare in base al quadro clinico.
Per quanto riguarda la farmacogenetica degli antidepressivi ha una mole impressionante di dati dalla ricerca di base e pochi dati dalla ricerca clinica per cui non è facile prevedere se e quando potremo vederne le applicazioni
La ringrazio dottore per la disponibilita’ e la chiarezza nelle sue risposte , con stima e ammirazione
Claudio
Egregio dottore sono a chiederle l ‘agomelatina protrebbe essere un farmaco efficace per i disturbi d’ansia? grazie anticipatamente
Esistono studi controllati sull’efficacia di agomelatina nel disturbo d’ansia generalizzata e dati preliminari sulla sua efficacia in altri disturbi d’ansia. Tuttavia credo che sia necessario ancora del tempo prima di poter fare affermazioni certe riguardo all’efficacia di agomelatina nella reale pratica clinica al di fuori degl studi clinicl
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