I sali di litio, la scoperta, l’innovazione e la sicurezza della terapia

Il litio (dal greco lithos, “pietra”) venne scoperto da Johann Arfvedson nel 1817. Arfvedson trovò il nuovo elemento all’interno dei minerali di spodumene, lepidolite e petalite, che stava analizzando sull’isola di Utö in Svezia.
L’interesse per l’impiego del litio in campo medico risale alla metà del 1800 quando ne venne ipotizzata l’utilità nel trattamento della gotta.
Negli anni successivi, le descrizioni delle potenzialità terapeutiche del litio si moltiplicarono stimolando addirittura la diffusione acque minerali (Lithia Water) e birra (Lithia Beer) contenenti litio.
A partire dalla fine del 1940  e fino al 1949 furono pubblicati i primi “reports” che descrivevano casi di avvelenamento dovuti ad intossicazione da litio cloridrato.
Era il 1949 quando Cade, presupponendo che la mania fosse causata dall’eccesso di una qualche sostanza fisiologicamente presente nell’organismo descrisse i risultati di uno ormai storico studio osservazionale su pazienti con gravi stati di eccitamento maniacale.
Successivamente Schou concepì, in collaborazione con i suoi colleghi Strömgren, Juel-Nielsen e Voldby, una sperimentazione i cui risultati confermarono ufficialmente quanto Cade aveva osservato due anni prima. Nel corso degli anni ’60 Baastrup e Schou condussero una ulteriore serie di studi confermando l’efficacia del litio sulle ricadute, depressive, maniacali, ipomaniacali segnando una vera e propria svolta nella cura della malattia maniaco-depressiva.
Nei dieci anni successivi Mogens Schou ed i suoi colleghi Alec Coppen, Nathan Kline e Sam Gershon impegnarono la maggior parte delle loro energie nella difficile battaglia volta a far “conoscere” e “riconoscere” il ruolo primario del litio nel trattamento degli episodi maniacali tuttavia, la Food and Drug Administration americana, lo ha approvato ufficialmente come terapia elettiva degli stati d’eccitamento maniacale nel 1970.
In epoche più recenti  riconosciuti esperti nel campo dello studio della malattia maniaco-depressiva come Fred Goodwin e Kay Jamison (1990) hanno affermato che la scoperta della terapia profilattica con sali di litio ha rappresentato “uno dei più importanti progressi della psichiatria moderna”.
Attualmente è in corso un acceso dibattito in ambito specialistico sulle proprietà del litio, sulle sue applicazioni cliniche, e sulle sue proprietà neuroprotettive o tossiche. Ad oggi siamo ben lontani dal poter assistere alla conclusione di questo dibattito e dal poter avere dati non contrastanti in merito. Tuttavia possiamo almeno ricordare i pochi punti fermi che abbiamo riguardo alla litioterapia:
Non è attualmente in discussione l’efficacia dei sali di litio nel trattamento del disturbo bipolare di cui rimangono ad oggi il gold standard.
Esiste una impressionante raccolta di dati riguardo ai possibili effetti indesiderati della litio terapia, al loro riconoscimento ed alla loro gestione.
Il litio, a differenza di altri farmaci in commercio, può tuttavia essere dosato nel sangue e quindi monitorato.
I suoi effetti indesiderati a carico dei vari organi ed apparati sono ben noti e possono essere prevenuti attraverso un programma di esami regolari che permettono a medici e pazienti di anticipare i possibili problemi.
Proprio nell’ottica di ridurre al minimo possibile i rischi connessi con la litio terapia diventa fondamentale il rapporto con lo specialista psichiatra, la meticolosa programmazione dei controlli e la regolarità degli esami che permettono nel loro insieme di tenere sotto controllo e gestire anche il minimo effetto collaterale. Proprio per questo scopo i programmi di monitoraggio e di informazione sul litio stanno avendo sempre maggiore diffusione sviluppando una collaborazione sempre migliore tra medico e paziente.
Ci teniamo a ricordare a tutti che i sali di Litio non dovrebbero essere assunti in caso di:
Importanti malattie cardiovascolari , insufficienza renale, gravi stati di debilitazione, cospicue perdite di sodio, durante trattamento con farmaci diuretici, in caso di gravidanza accertata o presunta, allattamento, età minore di 12 anni.

Bibliografia essenziale:

Fountoulakis KN, Vieta E, Bouras C, Notaridis G, Giannakopoulos P, Kaprinis G, Akiskal H
A systematic review of existing data on long-term lithium therapy: neuroprotective or neurotoxic?
Int J Neuropsychopharmacol. 2008 Mar;11(2):269-87

Maj M.
The impact of lithium prophylaxis on the course of bipolar disorder: a review of the research evidence.
Bipolar Disord. 2000 Jun;2(2):93-101

Salvadore G, Drevets WC, Henter ID, Zarate CA, Manji HK.
Early Intervention in Bipolar Disorder, Part II: Therapeutics.
Early Interv Psychiatry. 2008 Aug;2(3):136-146

3 Commenti

  1. cico

    Dottore Pacciardi la ringrazio per la sua disponibilita’ e chiarezza , volevo chiederle assumendo mezza pastiglia al giorno di sereupin come mantenimento ora sto vivendo un periodo di grande ansia malgrado l’assistenza farmacologica parlandone con il medico mi ha consigliato di tornare alla dose in origine 1 compressa al giorno. sono a chiederle per l’appunto in quanto tempo avro’ i benefici del’aumeto di dose
    Grazie Claudio

  2. Bruno Pacciardi

    Dal momento che la durata di paroxetina nel sangue è inferiore alle 24 ore la somministrazione dovrebbe essere frazionata tra la mattina e la sera in modo da assicurare una copertura efficace. Il beneficio dovrebbe arrivare nell’arco di qualche giorno, ma in ogni caso è bene mantenere uno stretto contatto con il proprio medico durante le riacutizzazioni del disturbo

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