Fumo di sigaretta, i nuovi presidi terapeutici (1)

Per molte persone il fumo di sigaretta è un normale compagno della propria vita. L’atteggiamento comune delle persone verso il fumo oscilla tra i due estremi della criminalizzazione sproporzionata e dell’indifferenza più totale. I numeri che emergono da alcuni studi su questo argomento non lasciano spazio a grandi margini di dubbio. Circa 100 milioni di morti sono riconducibili al fumo di tabacco ed esistono malattie inequivocabilmente correlate con il fumo di sigaretta. Pertanto il fumo di sigaretta viene attualmente considerato la più importante fonte prevenibile di malattia e di mortalità in tutto il mondo. L’intervento sul fumo di sigaretta sta cominciando a diventare un problema di salute pubblica con cui le varie branche della medicina si devono confrontare. Tuttavia le basi della appetizione patologica verso il fumo di tabacco risiedono nei meccanismi cerebrali dei sistemi di auto gratificazione connessi con il neurotrasmettitore dopamina. Diventa quindi un problema di tipo neuro farmacologico comprendere sempre meglio come questi meccanismi influenzino il nostro comportamento e come possano essere eventualmente modificati a beneficio della salute. Nel corso del tempo vari farmaci sono stati impiegati con percentuali variabili di successo nella disassuefazione dal fumo di tabacco. Recentemente la messa a punto di nuovi presidi terapeutici ha rinnovato l’interesse per la neurofarmacologia del tabagismo. L’intervento sul fumo di sigaretta è sostanzialmente neuro farmacologico e comportamentale. Esistono linee guida internazionali sull’uso dei presidi terapeutici in questo campo che raccomandano l’utilizzo di nicotina, bupropione e/o varenciclina in associazione ad interventi di tipo comportamentale. Le percentuali di successo nella sospensione del fumo variano a seconda dell’approccio terapeutico utilizzato. I pazienti che tentano senza alcun supporto di interrompere il fumo di sigaretta hanno una percentuale di successi  ad un anno che varia dal 3 al 5%, coloro che utilizzano tecniche comportamentali hanno un successo ad un anno che varia dal 7 al 16%, mentre invece coloro che ricevono un aiuto farmacologico raggiungono percentuali di successo ad un anno fino al 24%. Vedremo in seguito le basi e le percentuali di successo dei differenti approcci al trattamento.
Bibliografia essenziale:

Clin Ther. 2008 May;30(5):800-12.
A review of the efficacy of smoking-cessation pharmacotherapies in nonwhite populations.
Robles GI, Singh-Franco D, Ghin HL.

Postgrad Med. 2010 Mar;122(2):74-82.
Smoking cessation intervention: an evidence-based approach.
Laniado-Laborín R.

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