Il disturbo ossessivo compulsivo, come si presenta nella quotidianità

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è una malattia del pensiero e del comportamento caratterizzata dalla presenza di ossessioni e compulsioni che arrivano ad interferire con la vita della persona.
I pensieri ossessivi (idee che persistono nella mente o che ricorrono in modo eccessivo) di per se rappresentano un’esperienza umana tutt’altro che inconsueta e non necessariamente una malattia.
A tutti può capitare di avere idee immagini, pensieri o impulsi che vengono in mente senza volerlo e che ricorrono per un certo tempo. L’esempio più tipico è quello in cui ritornelli musicali, slogan pubblicitari o immagini televisive ci accompagnano durante la giornata. Nello stesso modo fanno parte dell’esperienza umana quotidiana i comportamenti compulsivi, cioè tutte quelle azioni che per qualche motivo ci sentiamo spinti a ripetere o a mettere in atto con una certa ritualità. Ad esempio uno studente può vestirsi sempre nello stesso modo prima di un esame o di un compito importante per assicurarne il successo, temendo che un cambiamento dell’abbigliamento possa compromettere la sua performance, oppure alcuni sportivi ripercorrono i gesti e gli atti che hanno accompagnato la vittoria nel desiderio che si ripetano. A tutti è capitato di controllare se abbiamo chiuso la macchina o il gas prima di andare a letto.
La patologia psichica comincia quando le idee ossessive e/o le compulsioni si presentano in modo tale da disturbare il soggetto, procurargli disagio e determinare una sensibile interferenza con il suo funzionamento lavorativo e sociale.incertezza
Negli esempi precedenti può capitare che lo studente non si presenti più agli esami perché non riesce a mettere in atto adeguatamente le procedure scaramantiche, oppure che l’appassionato tifoso costringa i propri familiari a complesse procedure e vari rituali per assicurare la vittoria della propria squadra, o che il controllo della chiusura della macchina si ripeta più e più volte fino a causare un ritardo al lavoro o che il controllo del gas prolunghi di molto il momento di coricarsi. In tali casi si identifica un Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).
La differenza importante quindi è che chi non soffre di questo disturbo può abbastanza facilmente liberarsi di tali atti o pensieri rivolgendo altrove la sua attenzione o impegnandosi in compiti differenti, mentre invece chi è affetto da DOC non riesce a distrarsi dai pensieri ossessivi e/o dall’esecuzione ritualistica e ripetitiva di determinati atti e ne è molto disturbato.
Nel paziente con DOC a piena espressione clinica la continua presenza di pensieri ossessivi può giungere a compromettere la capacità di dirigere e spostare l’attenzione, concentrarsi, leggere e pensare. Se il paziente riesce a controllare i pensieri ossessivi senza lasciarsi sopraffare egli ottiene questo risultato al prezzo di una fatica mentale continua, che è tale da lasciarlo sfinito consumando le energie che le altre persone dedicano invece alle normali attività della vita quotidiana.
Il risultato finale è un’interferenza con la vita sociale, lavorativa e familiare della persona che ne compromette in modo grave le capacità e l’adattamento.
Nei criteri per la diagnosi di DOC è messo chiaramente in evidenza che non è il singolo pensiero ossessivo o uno specifico rituale a definire la malattia, ma bensì l’interferenza e la sofferenza che essi determinano. In termini strettamente medici non esistono sintomi “patognomonici perfetti” (ovvero caratteristici e specifici della malattia) tali da permettere di porre la diagnosi in loro presenza e da permettere di escludere la diagnosi in loro assenza. L’interferenza delle ossessioni e compulsioni rappresenta quindi un criterio fondamentale per la diagnosi di questo disturbo mentale
Non tutti i fenomeni ossessivi o compulsivi sono quindi automaticamente e necessariamente patologici, ma lo diventano nel momento in cui arrivano ad interferire quantitativamente (tempo occupato) o qualitativamente (disagio, interferenza) con il normale funzionamento della persona.
Possiamo quindi immaginare l’esistenza di un continuum tra il fenomeno psicopatologico e l’esperienza umana normale che, attraverso varie forme intermedie e numerose tipologie di presentazione clinica, giunge al disturbo psichico maggiore e si distacca dall’esperienza umana normale.
L’analisi dei meccanismi alla base delle ossessioni e delle compulsioni ci aiuta quindi a capire come il pensiero del paziente ossessivo possa svilupparsi nel disturbo psichiatrico vero e proprio. Per una esaustiva descrizione del disturbo vedi: F. Bogetto, G. Maina e G.B. Cassano “Disturbo Ossessivo Compulsivo” in “Psicopatologia e Clinica Pischiatrica” di G.B. Cassano con la collaborazione di G. Tundo; UTET Scienze Mediche, Torino 2006 ed anche American Psychiatric Association, Ed. it. Massimo Biondi (a cura di), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014.

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