Riportiamo una selezione delle presentazioni proposte al congresso di Kiev 2010

psychometric evaluation of Eating Disorders

fluoxetine1 and beyond, Kiev

Personality and Temperament in Bipolar Disorders

Residential Treatment for Eating Disorders

Antidepressivi ed aumento di peso

scritto da Bruno Pacciardi il 25 febbraio 2010

Nell’ambito dei medicinali ad azione antidepressiva sono compresi  farmaci con meccanismi di azione estremamente differenti tra loro e per tale motivo può essere fuorviante descrivere le loro caratteristiche come se fossero una unica classe farmacologica. Per illustrare l’effetto dei farmaci antidepressivi sul peso corporeo è necessario quindi separare le diverse molecole (almeno in base al funzionamento) e successivamente analizzarne l’effetto sul peso. Questo lavoro è stato fatto in una revisione della letteratura che ha valutato separatamente l’effetto sul peso di antidepressivi triciclici (TCA), Inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO), Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRIs), ed altri antidepressivi definiti come “atipici” (AtAD) (Swartz et al 2009). Tra gli antidepressivi triciclici il farmaco più comunemente associato con l’incremento di peso era risultato l’amitriptilina, mentre al contrario la nortriptilina non avrebbe indotto variazioni significative di peso.  Gli inibitori delle monoamino-ossidasi sarebbero meno comunemente associati all’aumento di peso rispetto agli antidepressivi triciclici e tra gli IMAO la fenelzina sarebbe il farmaco con le maggiori capacità di indurre incremento ponderale. Sia tra gli IMAO che tra i TCA l’effetto sul peso sembra variare significativamente da un farmaco all’altro. Leggi il seguito »

Riportiamo di seguito il lavoro dell’amico e collega Alessio Mini, psicologo clinico e psicoterapeuta presso la ASL-6, sulla mindfulness nel trattamento dei Disturbi della Condotta Alimentare. minialessio@katamail.com

La mindfulness è una pratica meditativa buddhista, una forma di consapevolezza, un modo di essere o un modo di vedere consistente nel fare attenzione alla propria esperienza; significa “fare attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (Kabat-Zinn, 1994), “essere presenti nel momento, lasciando che le cose siano esattamente così come sono, senza cercare di cambiare nulla” (Kabat-Zinn, 1990).
Fin dai primi anni ottanta, Jon Kabat-Zinn, assieme ai suoi colleghi, ha elaborato il programma Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) presso la Stress Reduction Clinic, presso l’Università del Massachusetts a Worcester. Negli anni il programma si è dimostrato efficace nell’alleviare la sintomatologia fisica e psicologica di pazienti sofferenti di una grande varietà di patologie (Kabat-Zinn, 2003).
Da allora sono stati messi a punto diversi approcci terapeutici, oramai largamente conosciuti, che hanno implementato al proprio interno la mindfulness, tra cui spiccano la terapia comportamentale dialettica (Dialectical Behavior Therapy, DBT) della Linehan per il trattamento del disturbo borderline di personalità (Linehan et al., 1991; Linhean, 1993) e la terapia cognitiva basata sulla mindfulness (Mindfulness-Based Cognitive Therapy, MBCT) per la prevenzione delle ricadute nella depressione (Segal et al., 2002; Teasdale et al., 1995, 2000). Leggi il seguito »

La mortalità nei disturbi del comportamento alimentare (DCA) è un concetto estremamente difficile da analizzare. Può non essere semplice comprendere come i dca siano l’unica patologia psichiatrica di cui si muore direttamente, senza cioè la necessità di alcun intervento attivo da parte del paziente. dreamstime_89720Per gli amici ed i familiari è difficile capire che un paziente psichiatrico molto grave magari con allucinazioni e deliri ha, con tutta probabilità, un rischio di morire molto inferiore a quello di una studentessa ventenne che sostiene gli esami all’università e va in palestra nel tempo libero ma è ammalata di anoressia. L’elevato rischio di mortalità nei pazienti affetti da anoressia nervosa è noto ma non è altrettanto ben definito il livello di rischio connesso con gli altri disturbi del comportamento alimentare. A tale proposito l’ultimo numero dell’American Journal of  Psychiatry pubblica un articolo sull’argomento i cui risultati sono a dir poco impressionanti. Leggi il seguito »