I disturbi dell’umore, la fase maniacale
scritto da Bruno Pacciardi il 2 dicembre 2009
Il collega Alessandro Del Debbio ci fornisce una descrizione di uno tra gli aspetti più complessi dei disturbi dell’umore, la fase dell’eccitamento maniacale
Neuro Farmacologia
scritto da Bruno Pacciardi il 2 dicembre 2009
Il collega Alessandro Del Debbio ci fornisce una descrizione di uno tra gli aspetti più complessi dei disturbi dell’umore, la fase dell’eccitamento maniacale
scritto da Bruno Pacciardi il 3 settembre 2009
Il disturbo di panico è uno dei disturbi d’ansia che più frequentemente si incontrano nella pratica clinica psichiatrica. Allo stesso tempo è uno dei disturbi più frustranti poichè, a fronte di una presentazione clinica eclatante e ad una esperienza decisamente drammatica, il paziente si sente sminuito dall’atteggiamento del medico che, una volta appurata la mancanza di una base organica per i sintomi, liquida semplicemente il paziente dicendogli “..è solo ansia…”
Purtroppo la presentazione clinica di questo disturbo è in molti casi tale da stravolgere letteralmente la vita dei pazienti che ne soffrono.
In questa video intervista Il professor Di Fiorino ci accompagna alla scoperta degli attacchi di panico e delle loro conseguenze
scritto da Bruno Pacciardi il 13 maggio 2009
I recenti studi neuronali e le tecniche di visualizzazione del cervello in vivo (brain imaging) dimostrano la presenza di alcune alterazioni dei processi cognitivi e dell’elaborazione delle informazioni soprattutto a livello della corteccia prefrontale in pazienti affetti da schizofrenia.
Alcune di queste alterazioni si verificano anche in soggetti sani che presentano un alto rischio (calcolato su base genetica) di sviluppare la schizofrenia.
Molti geni, che codificano per differenti forme di enzimi implicati nel funzionamento cerebrale, sono attualmente al vaglio degli specialisti per essere studiati con risultati che puntualmente oscillano tra il sensazionalismo e la successiva delusione. Leggi il seguito »
scritto da Bruno Pacciardi il 2 aprile 2009
In psichiatria, e più in generale in tutte le neuroscienze, sembra sia in corso da tempo un campionato che premia il nome meno azzeccato. Il termine “Schizofrenia”, che per oltre due secoli ha rappresentato il paradigma della malattia mentale, non fa eccezione a questa curiosa tendenza a sviluppare nomi poco felici per definire alcuni fenomeni patologici ed i loro trattamenti.
Non vi è alcuna correlazione tra il significato etimologico della parola e l’entità patologica a cui tale parola si riferisce, ed il nome “schizofrenia” è stato mantenuto essenzialmente per ragioni storiche. Verso la fine dell’800 lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin identifica come un’unica malattia la “dementia praecox” (che non è una demenza e non sempre è precoce) separandola dalle psicosi maniaco-depressive: In tal modo le psicosi maggiori vengono divise in due poli, uno più vicino a quelli che modernamente saranno poi definiti disturbi dell’umore (o disturbi affettivi) ed un altro più vicino alle psicosi di tipo schizofrenico. Leggi il seguito »