L’utilizzo di farmaci antipsicotici nel trattamento delle varie forme di disturbo bipolare non è certo una novità. Le forme più gravi di eccitamento maniacale venivano trattate con antipsicotici di prima generazione fin dagli anni ’70. La storia dei farmaci antipsicotici tuttavia comincia con le molecole di prima generazione (antipsicotici tipici o neurolettici) nel 1952, quando l’effetto antipsicotico di clorpromazina fu scoperto per caso da Delay e Deniker. Sempre a partire dagli anni ’50 inizia ad essere studiata quella che diventerà la molecola più estesamente impiegata nella terapia di tutti i tipi di psicosi, l’aloperidolo (Davis 1969). Le proprietà antipsicotiche dei primi neurolettici vengono messe in relazione con la loro capacità di bloccare i recettori delle monoamine, in particolare della dopamina. Nel corso degli anni tale ipotesi dimostrerà tutti i suoi limiti e l’azione dei farmaci antipsicotici verrà inquadrata in un contesto biochimico estremamente più complesso sia per quanto riguarda l’efficacia che per il profilo di effetti indesiderati. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni 90 compaiono i primi studi sui farmaci antipsicotici di seconda generazione. Leggi il seguito »

Ricevo e volentieri pubblico il lavoro del collega Claudio Cargioli, medico chirurgo presso la scuola di specializzazione in psichiatria dell’università di Pisa.

Per informazioni o contatti claudiocargioli@gmail.com

Il Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD)

Il GAD rappresenta un comune disturbo psichiatrico, con una prevalenza dal 3 all’8% nella popolazione generale, un frequente esordio in età giovanile ed un rapporto maschi/femmine=1/2.
Spesso l’esordio di questo disturbo è graduale e insidioso, e la sintomatologia può essere lieve o attenuata (ma non per questo meno invalidante). Il paziente difficilmente è in grado di indicare con precisione nel tempo l’esordio del disturbo (‘sono nervoso da sempre’, ‘mi preoccupo di tutto’, ‘sono nato ansioso’).
Tipicamente i pazienti affetti da GAD appaiono cronicamente ansiosi e apprensivi, senza reali motivazioni, verso tutte le situazioni della vita, per la salute e l’incolumità dei propri familiari, per i problemi economici e per il proprio rendimento scolastico o lavorativo. Ad esempio, i pazienti riferiscono di non riuscire a rilassarsi, di vivere in uno stato di preoccupazione costante, di pensare che sia accaduta una disgrazia ai familiari quando sentono un’ambulanza. Leggi il seguito »

I neuroni specchio (mirror neurons) sono una classe di neuroni che si attivano selettivamente sia quando si compie un’azione, sia quando si osserva una azione mentre è compiuta da altri.
I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l’osservatore stesso a compiere l’azione.
Questa classe di neuroni è stata individuata nei primati, in alcuni uccelli e nell’uomo ove tali neuroni sarebbero localizzati nelle aree cerebrali connesse con il movimento
Aspetti importanti della nostra vita cognitiva derivano dal movimento.
Alla base della capacità di comprendere il comportamento intenzionale altrui vi sarebbe quindi un meccanismo funzionale basato sul sistema motorio.
In questa prospettiva i movimenti vengono eseguiti al servizio di uno scopo e la motricità nel suo insieme sarebbe la dimensione in cui l’azione non è solo prodotta, ma anche e sopratutto percepita e compresa.
Studi effettuati sugli animali analizzano la modalità con cui alcuni neuroni dell’area pre-motoria F5 producono potenziali d’azione durante lo svolgimento di alcuni compiti.
Negli esempi ed esperimenti che seguono si tenterà di descrivere la natura e l’attività di tali neuroni. Alcuni neuroni si attivano (scaricano) quando dall’animale viene preso il cibo indipendentemente dalla strategia motoria utilizzata.

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Brevetti sui geni umani

scritto da Bruno Pacciardi il 31 marzo 2010

Un recente articolo sul “The Economist” porta all’attenzione del grande pubblico una spinosa questione: il problema dell’interesse dell’industria in ambito scientifico.
Gli sviluppi della medicina basata sulla genetica hanno consentito, oltre alla decodifica del genoma umano, la messa a punto dei primi test basati sulla mappatura del gene.
Il caso specifico riportato è quello di una azienda statunitense titolare del brevetto di due geni chiamati BRCA1 e BRCA2. E’ stato dimostrato che alcune versioni di questi geni sono associate a un alto rischio di cancro al seno e alle ovaie.
Questa situazione ha frustrato per molto tempo ricercatori, medici e gli attivisti del diritto. Essi sostengono che la “proprietà” dei due geni soffoca illegittimamente la scienza e le sue capacità di innovazione.
Il 29 marzo ultimo scorso, in una sentenza probabilmente destinata a diventare storica, un tribunale distrettuale federale di New York modifica l’approccio americano alla protezione dei brevetti sui geni emettendo una sentenza che, presa alla lettera, trasforma l’approccio americano alla protezione dei brevetti dei geni. Leggi il seguito »