Dopo anni di ricerca nell’ambito della vulnerabilità genetica nei confronti della depressione arriva una doccia fredda da una recentissima pubblicazione sulla stampa specialistica. Nel corso del tempo si erano accumulati numerosi e promettenti studi sul coinvolgimento di una specifica variante genetica del trasportatore del neurotrasmettitore serotonina nel rischio sviluppare disturbi depressivi (5-HTTLPR genotype). L’importante ruolo della serotonina nella regolazione del tono dell’umore e l’indiscussa efficacia nei disturbi depressivi dei farmaci che agiscono sul sistema serotoninergico avevano fatto credere di essere vicini al traguardo finale e di poter finalmente trarre conclusioni definitive sul preciso ruolo di questo neuro mediatore nella fisiopatologia dei disturbi dell’umore. Purtroppo le certezze si sono allontanate. Leggi il seguito »

genetica e psicosi

scritto da il 13 maggio 2009

I recenti studi neuronali e le tecniche di visualizzazione del cervello in vivo (brain imaging) dimostrano la presenza di alcune alterazioni dei processi cognitivi e dell’elaborazione delle informazioni soprattutto a livello della corteccia prefrontale in pazienti affetti da schizofrenia.
Alcune di queste alterazioni si verificano anche in soggetti sani che presentano un alto rischio (calcolato su base genetica) di sviluppare la schizofrenia.
Molti geni, che codificano per differenti forme di enzimi implicati nel funzionamento cerebrale, sono attualmente al vaglio degli specialisti per essere studiati con risultati che puntualmente oscillano tra il sensazionalismo e la successiva delusione. Leggi il seguito »

Nomi poco azzeccati

scritto da il 2 aprile 2009

In psichiatria, e più in generale in tutte le neuroscienze, sembra sia in corso da tempo un campionato che premia il nome meno azzeccato. Il termine “Schizofrenia”, che per oltre due secoli ha rappresentato il paradigma della malattia mentale, non fa eccezione a questa curiosa tendenza a sviluppare nomi poco felici per definire alcuni fenomeni patologici ed i loro trattamenti.
Non vi è alcuna correlazione tra il significato etimologico della parola e l’entità patologica a cui tale parola si riferisce, ed il nome “schizofrenia” è stato mantenuto essenzialmente per ragioni storiche. Verso la fine dell’800 lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin identifica come un’unica malattia la “dementia praecox” (che non è una demenza e non sempre è precoce) separandola dalle psicosi maniaco-depressive: In tal modo le psicosi maggiori vengono divise in due poli, uno più vicino a quelli che modernamente saranno poi definiti disturbi dell’umore (o disturbi affettivi) ed un altro più vicino alle psicosi di tipo schizofrenico. Leggi il seguito »

I farmaci denominati inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRIs) sono 6: Fluoxetina (Prozac, Fluoxeren, Fluoxetina), Fluvoxamina (Maveral, Fevarin, Dumirox), Paroxetina (Sereupin, Seroxat, Eutimil, Daparox), Sertralina (Zoloft, Tatig), Citalopram (Elopram, Seropram) ed Escitalopram (Entact, Cipralex) e sono accomunati da una parte del loro meccanismo di azione.
Spesso gli SSRIs vengono proposti indiscriminatamente ai pazienti affermando che “..tanto sono tutti uguali..”. Tale affermazione non ha alcuna base scientifica.
All’interno di questa classe farmacologica i farmaci differiscono non solo per la loro affinità per il trasportatore della serotonina (5HT), ma anche per la loro affinità per diversi altri recettori presenti nelle cellule cerebrali (vedi oltre). Tali differenze non sono questione da poco, ma hanno invece importanti implicazioni sia sul piano degli effetti terapeutici che degli effetti indesiderati.
Ad esempio nell’ambito della stessa classe farmacologica troviamo la fluoxetina (la cui specifica affinità per i recettori 5HT-2C della serotonina è probabilmente alla base della sua capacità di indurre calo ponderale) e troviamo anche la paroxetina (la cui affinità per i recettori H1 dell’istamina è alla base della sua capacità di indurre aumento di peso). Nell’ambito della medesima classe farmacologica troviamo quindi sia medicine che possono far aumentare di peso che medicine capaci di ridurlo. La spiegazione di questi fenomeni la si ritrova entrando nei dettagli del meccanismo d’azione. Leggi il seguito »