Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIS) sono uno dei trattamenti antidepressivi più frequentemente prescritti nel nostro paese ed alcuni tra i farmaci più prescritti in tutto il mondo.dreamstime_3388074
La riduzione della funzione sessuale è uno dei sintomi depressivi più comuni e che migliora in breve tempo con un trattamento antidepressivo efficace. Le disfunzioni sessuali sono state riportate come effetto indesiderato di alcuni trattamenti antidepressivi, ed alcuni SSRIS in particolare sarebbero coinvolti nella fisiopatologia di tali disfunzioni. L’effetto sulla sfera sessuale sarebbe molto più probabile con gli SSRIs rispetto ai vecchi antidepressivi triciclici (TCI), ai nuovi farmaci selettivi per la noradrenalina (NARI), e anche rispetto ai nuovi farmaci a doppia azione selettiva su serotonina e noradrenalina (SNRIs).
D’altra parte gli SSRIs vengono utilizzati con successo anche nel trattamento di alcune disfunzioni sessuali quali l’eiaculazione precoce.
Per capire se gli SSRIS rappresentano il problema o la soluzione per un paziente affetto da depressione e che, al contempo, presenta delle disfunzioni sessuali è opportuno sottolineare alcuni concetti: Leggi il seguito »

Le molecole attive sul sistema della dopamina sono conosciute per motivi totalmente differenti dalla depressione. I farmaci che agiscono legandosi ed inibendo i recettori per la dopamina (antagonisti) sono stati sviluppati come antipsicotici o tranquillanti maggiori; mentre i farmaci che agiscono legandosi ai recettori per la dopamina stimolandone l’azione (agonisti) sono conosciuti principalmente per la loro azione terapeutica nella malattia di Parkinson ed in altri disturbi del movimento. L’interesse verso i dopamino-agonisti nel trattamento dei disturbi depressivi è una piccola parte del vastissimo argomento dell’azione dei farmaci dopaminergici nel sistema nervoso centrale. Negli Stati Uniti molecole come il bupropione (Zyban, Wellbutrin) venivano da tempo utilizzate come antidepressivi in ragione del loro interessante profilo di tollerabilità e della relativamente bassa incidenza di induzione di viraggi maniacali (passaggio dalla depressione alla mania in un paziente affetto da depressione bipolare) rispetto agli altri antidepressivi. Abbastanza curiosamente gli stessi farmaci o le preparazioni “galeniche” (preparate in farmacia e non prodotte dalle aziende) sono stati utilizzati in Italia come farmaci per smettere di fumare senza alcun vincolo o necessità di valutazione psichiatrica. Nel nostro paese venivano quindi utilizzati antidepressivi dopaminergici a pieno dosaggio per smettere di fumare senza alcuna precauzione di sorta (a pagamento). Gli stessi farmaci venivano usati negli Stati Uniti come antidepressivi al medesimo dosaggio, prescritti gratuitamente e sotto controllo specialistico psichiatrico. Leggi il seguito »

Fino a non molto tempo fa l’aiuto farmacologico per coloro che desideravano smettere di fumare era limitato a medicinali che fornivano un apporto esogeno di nicotina per via orale nella convinzione (erronea) che la mancanza di nicotina rappresentasse l’unica base biochimica della dipendenza da sigarette.
In seguito sono stati approvati per questo scopo il Bupropione (nomi commerciali wellbutrin, zyban) (un antidepressivo stimolante il sistema della dopamina) e successivamente la varenciclina (uno stimolante della dopamina che blocca anche i recettori della nicotina modulandone l’azione, un cosiddetto agonista parziale). Nonostante la sua recente introduzione in commercio la varenciclina (nome commerciale Champix) è vista da molti clinici e ricercatori come l’aiuto più efficace per smettere di fumare.
Un recente studio ha confrontato l’efficacia dei vari farmaci per la sospensione del fumo analizzando 69 lavori con caratteristiche di affidabilità sufficienti (randomizzazione, gruppo di controllo, doppio cieco) sull’argomento ( Eisemberg et al 2008). Leggi il seguito »