Le molecole attive sul sistema della dopamina sono conosciute per motivi totalmente differenti dalla depressione. I farmaci che agiscono legandosi ed inibendo i recettori per la dopamina (antagonisti) sono stati sviluppati come antipsicotici o tranquillanti maggiori; mentre i farmaci che agiscono legandosi ai recettori per la dopamina stimolandone l’azione (agonisti) sono conosciuti principalmente per la loro azione terapeutica nella malattia di Parkinson ed in altri disturbi del movimento. L’interesse verso i dopamino-agonisti nel trattamento dei disturbi depressivi è una piccola parte del vastissimo argomento dell’azione dei farmaci dopaminergici nel sistema nervoso centrale. Negli Stati Uniti molecole come il bupropione (Zyban, Wellbutrin) venivano da tempo utilizzate come antidepressivi in ragione del loro interessante profilo di tollerabilità e della relativamente bassa incidenza di induzione di viraggi maniacali (passaggio dalla depressione alla mania in un paziente affetto da depressione bipolare) rispetto agli altri antidepressivi. Abbastanza curiosamente gli stessi farmaci o le preparazioni “galeniche” (preparate in farmacia e non prodotte dalle aziende) sono stati utilizzati in Italia come farmaci per smettere di fumare senza alcun vincolo o necessità di valutazione psichiatrica. Nel nostro paese venivano quindi utilizzati antidepressivi dopaminergici a pieno dosaggio per smettere di fumare senza alcuna precauzione di sorta (a pagamento). Gli stessi farmaci venivano usati negli Stati Uniti come antidepressivi al medesimo dosaggio, prescritti gratuitamente e sotto controllo specialistico psichiatrico. Leggi il seguito »

I disturbi dell’umore (chiamati anche “disturbi affettivi”) comprendono oscillazioni del tono dell’umore verso il polo eccitativo (mania) o verso il polo depressivo (depressione).
Depressione e mania sono frequentemente inquadrati come estremi opposti di un “continuum affettivo” o “spettro dell’umore” (Stahl 2000). In questa ormai classica descrizione mania e depressione rappresentano i poli opposti da cui derivano i termini “depressione unipolare” (in cui i pazienti esperiscono soltanto la fase depressiva dell’abbassamento del tono dell’umore) ed il termine “depressione bipolare” (in cui i pazienti esperiscono in tempi diversi sia la fase depressiva con l’abbassamento dell’umore che la fase espansiva con l’elevazione del tono dell’umore). Nella pratica clinica tuttavia si osserva che aspetti depressivi ed aspetti eccitativi possono presentarsi anche contemporaneamente determinando quadri psicopatologici multiformi e particolarmente complessi denominati “stati misti”.
Sia la mania che la depressione possono presentarsi anche in forme attenuate, atipiche e di variabile durata che possono non essere facili da diagnosticare. In alcuni casi vi possono essere oscillazioni dell’umore da un polo all’altro talmente rapide da determinare fenomeni di rapida ciclicità che ne complicano ulteriormente la diagnosi.
Può essere utile inquadrare i disturbi dell’umore come un gruppo di malattie che variano per gravità e presentazione clinica dai temperamenti affettivi (distimia, ciclotimia, ipomania) alle forme a piena espressione clinica (depressione unipolare, depressione bipolare, stati misti) nelle loro presentazioni più classiche fino alle forme più gravi accompagnate da deliri ed allucinazioni (Cassano, 1994)
Nonostante l’apparente semplicità delle descrizioni classiche non è assolutamente facile stabilire quando le oscillazioni fisiologiche del tono dell’umore che ci accompagnano nella nostra vita di tutti i giorni sfocino nella patologia dell’umore. Gli aspetti che ci orientano nella diagnosi possono essere l’entità dell’esperienza depressiva o eccitativa e la sua fissità nelle forme depressive o eccitative “pure”, oppure al contrario possono essere l’estrema mobilità del tono dell’umore nelle forme bipolari o miste ad orientarci.
Nella comunità scientifica internazionale sono stati definiti ed accettati dei criteri standardizzati basati sulla statistica che consentono di separare la “normale” depressione o eccitazione che possono accompagnarci nella vita di tutti i giorni dai disturbi affettivi e quindi di effettuare correttamente la diagnosi di disturbo dell’umore. Tali criteri sono stati riuniti nei manuali diagnostici europei (International Classification of Disease, ICD) e statunitensi (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders, DSM). Leggi il seguito »