Ansia e Panico

scritto da il 26 aprile 2009

In psichiatria l’infelice tendenza ad utilizzare termini che poco o nulla hanno a che vedere con il fenomeno che intendono descrivere è una delle prime cose che salta agli occhi di chiunque non sia un tecnico.
Abbiamo visto altrove come “Schizofrenia” non significhi assolutamente “mente divisa” e non si riferisca a “..scissioni”, “..divisioni mentali” o “..separazioni organiche” di qualche tipo. http://www.neurofarmacologia.net/02/04/2009/nomi-poco-azzeccati/
Un altro termine poco felice è quello di “Disturbo di Panico” che viene utilizzato per indicare una determinata patologia psichica tradizionalmente inquadrata tra i disturbi d’ansia.
La denominazione di “Disturbo di Panico” scomoda inutilmente il semidio greco “Pan” evocando nell’immaginario comune sensazioni di paura, ansia, terrore (magari legate a stimoli spiacevoli o a situazioni ben definite in maniera del tutto generica) senza essere ulteriormente esplicativo. Il risultato è che in perfetta buona fede si dice di “…aver avuto un attacco di panico prima del tale esame…”, o di “…avere il panico…” quando si tratta di pensare o affrontare eventi o situazioni sgradevoli.

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La Bulimia Nervosa, la Depressione ed i Disturbi d’Ansia sono patologie di crescente importanza nella comune pratica clinica degli specialisti e dei medici di base. Molto spesso tali disturbi si trovano in comorbidità negli stessi pazienti rendendo più difficile il trattamento ed incerta la prognosi. I pazienti ed i loro familiari si trovano confusi ed inermi di fronte a quadri psicopatologici complessi determinati dalla compresenza di più malattie nello stesso paziente.    Allo scopo di fare il punto sulle conoscenze disponibili sul tema della comorbidità tra i disturbi depressivi alcune forme ansiose e la bulimia nervosa abbiamo organizzato questo evento Leggi il seguito »

come cambia la neurofarmacologia

scritto da il 13 gennaio 2009

Dopo una sorta di “caccia alle streghe” in cui venivano demonizzate indiscriminatamente tutte le medicine attive sul cervello a causa dei noti ed arcinoti effetti indesiderati dei farmaci di vecchia generazione inizia a farsi strada nell’opinione comune un atteggiamento più pragmatico.
Oggi è possibile curare meglio e con minori effetti indesiderati le patologie psichiche cosiddette “maggiori” (psicosi maniaco depressiva, schizofrenia ) che hanno sfidato la medicina negli ultimi venti anni.
Al tempo stesso, grazie alla tollerabilità ed alla selettività dei preparati disponibili, è possibile curare patologie considerate precedentemente (e a torto) “minori” quali i disturbi d ansia, i disturbi post traumatici, i disordini della sfera sessuale e del comportamento alimentare. Leggi il seguito »