Fin dal suo avvento nei primi anni 50 i farmaci antipsicotici erano stati sviluppati con lo scopo di controllare i sintomi della schizofrenia. Nel corso del tempo l’impiego di tali farmaci si è esteso comprendendo il trattamento dei sintomi del disturbo bipolare e di altre patologie psichiche migliorandone in molti casi la prognosi.
Gli antipsicotici di prima generazione agivano principalmente attraverso il bloccaggio dei recettori per il neurotrasmettitore dopamina, ed il profilo di effetti indesiderati legati a tale meccanismo comprendeva sintomi e segni come l’eccessiva produzione dell’ormone prolattina, un insieme di disturbi del movimento denominati “sintomi extrapiramidali” e alcune anomalie a carico del sistema cardiovascolare.
Gli antipsicotici di seconda generazione, sviluppati successivamente, avevano un profilo recettoriale più ampio combinando in varia misura l’antagonismo dopaminergico con antagonismo sui recettori del neurotrasmettitore serotonina. La differenza nel meccanismo d’azione comportava importanti differenze nel profilo degli effetti indesiderati che comprendeva principalmente incremento ponderale, disfunzioni nel metabolismo degli zuccheri e dei lipidi, ed alterazioni dei parametri pressori (“sindrome metabolica”). Leggi il seguito »

Disponibile in Europa fin dal 1980 l’Oxcarbamazepina (Nome commerciale: Tolep ) è un farmaco appartenente alla categoria degli antiepilettici con una struttura chimica molto simile a quella del suo “predecessore” Carbamazepina. L’ Oxcarbamazepina differisce dalla Carbamazepina per proprietà farmacocinetiche (interferisce molto meno con gli altri farmaci somministrati in associazione) ed in quanto a tossicità (non forma metaboliti tossici quali l’epossido). Nonostante le sue interferenze con gli altri farmaci siano minori rispetto a quelle di altri anticomiziali questa molecola non è del tutto priva di interazioni clinicamente significative. Leggi il seguito »

I disturbi dell’umore (chiamati anche “disturbi affettivi”) comprendono oscillazioni del tono dell’umore verso il polo eccitativo (mania) o verso il polo depressivo (depressione).
Depressione e mania sono frequentemente inquadrati come estremi opposti di un “continuum affettivo” o “spettro dell’umore” (Stahl 2000). In questa ormai classica descrizione mania e depressione rappresentano i poli opposti da cui derivano i termini “depressione unipolare” (in cui i pazienti esperiscono soltanto la fase depressiva dell’abbassamento del tono dell’umore) ed il termine “depressione bipolare” (in cui i pazienti esperiscono in tempi diversi sia la fase depressiva con l’abbassamento dell’umore che la fase espansiva con l’elevazione del tono dell’umore). Nella pratica clinica tuttavia si osserva che aspetti depressivi ed aspetti eccitativi possono presentarsi anche contemporaneamente determinando quadri psicopatologici multiformi e particolarmente complessi denominati “stati misti”.
Sia la mania che la depressione possono presentarsi anche in forme attenuate, atipiche e di variabile durata che possono non essere facili da diagnosticare. In alcuni casi vi possono essere oscillazioni dell’umore da un polo all’altro talmente rapide da determinare fenomeni di rapida ciclicità che ne complicano ulteriormente la diagnosi.
Può essere utile inquadrare i disturbi dell’umore come un gruppo di malattie che variano per gravità e presentazione clinica dai temperamenti affettivi (distimia, ciclotimia, ipomania) alle forme a piena espressione clinica (depressione unipolare, depressione bipolare, stati misti) nelle loro presentazioni più classiche fino alle forme più gravi accompagnate da deliri ed allucinazioni (Cassano, 1994)
Nonostante l’apparente semplicità delle descrizioni classiche non è assolutamente facile stabilire quando le oscillazioni fisiologiche del tono dell’umore che ci accompagnano nella nostra vita di tutti i giorni sfocino nella patologia dell’umore. Gli aspetti che ci orientano nella diagnosi possono essere l’entità dell’esperienza depressiva o eccitativa e la sua fissità nelle forme depressive o eccitative “pure”, oppure al contrario possono essere l’estrema mobilità del tono dell’umore nelle forme bipolari o miste ad orientarci.
Nella comunità scientifica internazionale sono stati definiti ed accettati dei criteri standardizzati basati sulla statistica che consentono di separare la “normale” depressione o eccitazione che possono accompagnarci nella vita di tutti i giorni dai disturbi affettivi e quindi di effettuare correttamente la diagnosi di disturbo dell’umore. Tali criteri sono stati riuniti nei manuali diagnostici europei (International Classification of Disease, ICD) e statunitensi (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders, DSM). Leggi il seguito »