Antidepressivi ed aumento di peso

scritto da il 25 febbraio 2010

Nell’ambito dei medicinali ad azione antidepressiva sono compresi  farmaci con meccanismi di azione estremamente differenti tra loro e per tale motivo può essere fuorviante descrivere le loro caratteristiche come se fossero una unica classe farmacologica. Per illustrare l’effetto dei farmaci antidepressivi sul peso corporeo è necessario quindi separare le diverse molecole (almeno in base al funzionamento) e successivamente analizzarne l’effetto sul peso. Questo lavoro è stato fatto in una revisione della letteratura che ha valutato separatamente l’effetto sul peso di antidepressivi triciclici (TCA), Inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO), Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRIs), ed altri antidepressivi definiti come “atipici” (AtAD) (Swartz et al 2009). Tra gli antidepressivi triciclici il farmaco più comunemente associato con l’incremento di peso era risultato l’amitriptilina, mentre al contrario la nortriptilina non avrebbe indotto variazioni significative di peso.  Gli inibitori delle monoamino-ossidasi sarebbero meno comunemente associati all’aumento di peso rispetto agli antidepressivi triciclici e tra gli IMAO la fenelzina sarebbe il farmaco con le maggiori capacità di indurre incremento ponderale. Sia tra gli IMAO che tra i TCA l’effetto sul peso sembra variare significativamente da un farmaco all’altro. Leggi il seguito »

Abbiamo visto altrove in questo blog  come le terapie farmacologiche antidepressive si siano evolute nel tempo passando da farmaci attivi su numerosi sistemi recettoriali (i vecchi antidepressivi triciclici) a farmaci con meccanismi di azione sempre più selettivi e meglio tollerati, con un progressivo miglioramento della qualità della vita dei pazienti in trattamento (http://www.neurofarmacologia.net/19/12/2008/gli-antidepressivi-dai-triciclici-alle-molecole-di-ultima-generazione/#more-194).dreamstime_2675917
Nella pratica clinica sono sempre più frequenti terapie che prevedono la combinazione di più farmaci ad azione antidepressiva (Thase 2009, Fava 2009) . Molto spesso non è semplice per i medici spiegare chiaramente ai loro pazienti perchè debbano assumere combinazioni comprendenti a volte anche tre o più medicinali. Tuttavia tale spiegazione diventa fondamentale, anche se difficoltosa, per assicurare la collaborazione del paziente al trattamento. Leggi il seguito »

Esiste un nutrito dibattito sulla efficacia di alcuni antidepressivi rispetto ad altri nel trattamento della depressione maggiore. Data l’introduzione sul dreamstime_5579564mercato di molecole sempre nuove e di tollerabilità sempre maggiore e data la crescente consapevolezza del problema dei disturbi dell’umore e delle relative implicazioni per la salute è aumentato il numero delle forme depressive diagnosticate e trattate dal medico di base.
In ragione di questa tendenza alcuni autori si sono domandati quale possa essere il trattamento antidepressivo di prima scelta a livello di medicina di base avviando un interessante dibattito (Koenig AM, Thase ME 2009).
Senza nulla togliere a tale interessantissimo quesito temo che diagnosticare e trattare le forme depressive a livello di medicina di base sollevi una questione ben più importante dell’efficacia, ovvero quella della tollerabilità di un trattamento antidepressivo. Leggi il seguito »

Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIS) sono uno dei trattamenti antidepressivi più frequentemente prescritti. Abbiamo visto precedentemente (www.neurofarmacologia.net/25/10/2009/ssris-e-disfunzioni-sessuali-la-valutazione-clinica/#more-713) come, nonostante il loro discreto profilo di tollerabilità, questi farmaci possano essere coinvolti nella fisiopatologia di alcune disfunzioni della sfera sessuale.dreamstime_803391
Quando si verificano questo tipo di effetti indesiderati si dovrebbe in primo luogo tenere presente che può svilupparsi nel tempo una forma di tolleranza all’effetto indesiderato. Per cui, a parità di dosaggio, l’effetto indesiderato può spontaneamente ridursi e in alcuni casi scomparire spontaneamente. Nei casi in qui questo non si verifica le tecniche di gestione di questo tipo di effetti indesiderati sono sostanzialmente tre: la riduzione del dosaggio, il passaggio ad un farmaco diverso o l’associazione con altri farmaci. Leggi il seguito »