Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIS) sono uno dei trattamenti antidepressivi più frequentemente prescritti nel nostro paese ed alcuni tra i farmaci più prescritti in tutto il mondo.dreamstime_3388074
La riduzione della funzione sessuale è uno dei sintomi depressivi più comuni e che migliora in breve tempo con un trattamento antidepressivo efficace. Le disfunzioni sessuali sono state riportate come effetto indesiderato di alcuni trattamenti antidepressivi, ed alcuni SSRIS in particolare sarebbero coinvolti nella fisiopatologia di tali disfunzioni. L’effetto sulla sfera sessuale sarebbe molto più probabile con gli SSRIs rispetto ai vecchi antidepressivi triciclici (TCI), ai nuovi farmaci selettivi per la noradrenalina (NARI), e anche rispetto ai nuovi farmaci a doppia azione selettiva su serotonina e noradrenalina (SNRIs).
D’altra parte gli SSRIs vengono utilizzati con successo anche nel trattamento di alcune disfunzioni sessuali quali l’eiaculazione precoce.
Per capire se gli SSRIS rappresentano il problema o la soluzione per un paziente affetto da depressione e che, al contempo, presenta delle disfunzioni sessuali è opportuno sottolineare alcuni concetti: Leggi il seguito »

Il litio (dal greco lithos, “pietra”) venne scoperto da Johann Arfvedson nel 1817. Arfvedson trovò il nuovo elemento all’interno dei minerali di spodumene, lepidolite e petalite, che stava analizzando sull’isola di Utö in Svezia.
L’interesse per l’impiego del litio in campo medico risale alla metà del 1800 quando ne venne ipotizzata l’utilità nel trattamento della gotta.
Negli anni successivi, le descrizioni delle potenzialità terapeutiche del litio si moltiplicarono stimolando addirittura la diffusione acque minerali (Lithia Water) e birra (Lithia Beer) contenenti litio.
A partire dalla fine del 1940  e fino al 1949 furono pubblicati i primi “reports” che descrivevano casi di avvelenamento dovuti ad intossicazione da litio cloridrato. Leggi il seguito »

Fin dal suo avvento nei primi anni 50 i farmaci antipsicotici erano stati sviluppati con lo scopo di controllare i sintomi della schizofrenia. Nel corso del tempo l’impiego di tali farmaci si è esteso comprendendo il trattamento dei sintomi del disturbo bipolare e di altre patologie psichiche migliorandone in molti casi la prognosi.
Gli antipsicotici di prima generazione agivano principalmente attraverso il bloccaggio dei recettori per il neurotrasmettitore dopamina, ed il profilo di effetti indesiderati legati a tale meccanismo comprendeva sintomi e segni come l’eccessiva produzione dell’ormone prolattina, un insieme di disturbi del movimento denominati “sintomi extrapiramidali” e alcune anomalie a carico del sistema cardiovascolare.
Gli antipsicotici di seconda generazione, sviluppati successivamente, avevano un profilo recettoriale più ampio combinando in varia misura l’antagonismo dopaminergico con antagonismo sui recettori del neurotrasmettitore serotonina. La differenza nel meccanismo d’azione comportava importanti differenze nel profilo degli effetti indesiderati che comprendeva principalmente incremento ponderale, disfunzioni nel metabolismo degli zuccheri e dei lipidi, ed alterazioni dei parametri pressori (“sindrome metabolica”). Leggi il seguito »

Nel 1950 Kuhn identifica le possibilità di impiego clinico dell’imipramina, il primo farmaco antidepressivo, nei disturbi dell’umore. I primi antidepressivi, di cui l’imipramina è il capostipite, sono denominati “triciclici” in ragione della loro struttura molecolare formata da tre anelli nel corpo centrale.
Nel cervello ogni farmaco o sostanza agisce legandosi (attraverso un meccanismo simile a quello di una chiave con una serratura) con alcune strutture denominate “recettori” che, in contatto con sostanze specifiche, modulerebbero l’attività elettrica e chimica delle cellule neuronali modificando il comportamento.                                                                                                                                                                Nel meccanismo d’azione degli antidepressivi sarebbero coinvolti differenti recettori connessi con meccanismi neurotrasmettitoriali diversi e prevalentemente responsabili dell’azione terapeutica o degli effetti indesiderati. Alcuni recettori, come quelli per noradrenalina (Na) e serotonina (5HT), consentirebbero l’efficacia del farmaco sui sintomi depressivi, mentre altri recettori, come ad esempio quelli per acetilcolina (Ach) e istamina (H1), sarebbero prevalentemente implicati nello sviluppo degli effetti indesiderati.
Gli antidepressivi triciclici sono farmaci molto poco selettivi sul piano recettoriale, e quindi si legano nel cervello a molti recettori diversi tra loro, inclusi tutti quelli precedentemente elencati. Un meccanismo d’azione così ampio fa si che nella pratica clinica alla loro indiscussa efficacia si accompagnino significativi effetti indesiderati.

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