L’utilizzo di farmaci antipsicotici nel trattamento delle varie forme di disturbo bipolare non è certo una novità. Le forme più gravi di eccitamento maniacale venivano trattate con antipsicotici di prima generazione fin dagli anni ’70. La storia dei farmaci antipsicotici tuttavia comincia con le molecole di prima generazione (antipsicotici tipici o neurolettici) nel 1952, quando l’effetto antipsicotico di clorpromazina fu scoperto per caso da Delay e Deniker. Sempre a partire dagli anni ’50 inizia ad essere studiata quella che diventerà la molecola più estesamente impiegata nella terapia di tutti i tipi di psicosi, l’aloperidolo (Davis 1969). Le proprietà antipsicotiche dei primi neurolettici vengono messe in relazione con la loro capacità di bloccare i recettori delle monoamine, in particolare della dopamina. Nel corso degli anni tale ipotesi dimostrerà tutti i suoi limiti e l’azione dei farmaci antipsicotici verrà inquadrata in un contesto biochimico estremamente più complesso sia per quanto riguarda l’efficacia che per il profilo di effetti indesiderati. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni 90 compaiono i primi studi sui farmaci antipsicotici di seconda generazione. Leggi il seguito »

La melatonina, una sostanza normalmente prodotta dalla nostra ghiandola pineale, agisce nel nostro corpo come una sorta di sincronizzatore dei ritmi biologici e la sua secrezione è strettamente correlata con l’alternanza del giorno e della notte e delle stagioni. Le capacità della melatonina di regolarizzare il ritmo sonno veglia e di agire sul tono dell’umore è stata oggetto di interesse crescente nel tentativo di identificare molecole ad azione antidepressiva con un profilo di tollerabilità sempre migliore.
Il trattamento con farmaci antidepressivi aumenta i livelli di melatonina riflettendo un’azione facilitante del neuro-mediatore noradrenalina a livello della ghiandola pineale (Borjigin et al 1999), Szymanska et al 2001). L’agomelatina è una molecola di ultima generazione con la capacità di  legarsi agli stessi recettori della melatonina (MT1 ed MT2), modulare i ritmi circadiani ed esercitare un effetto antidepressivo in alcuni modelli animali di depressione.

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Abbiamo visto altrove in questo blog  come le terapie farmacologiche antidepressive si siano evolute nel tempo passando da farmaci attivi su numerosi sistemi recettoriali (i vecchi antidepressivi triciclici) a farmaci con meccanismi di azione sempre più selettivi e meglio tollerati, con un progressivo miglioramento della qualità della vita dei pazienti in trattamento (http://www.neurofarmacologia.net/19/12/2008/gli-antidepressivi-dai-triciclici-alle-molecole-di-ultima-generazione/#more-194).dreamstime_2675917
Nella pratica clinica sono sempre più frequenti terapie che prevedono la combinazione di più farmaci ad azione antidepressiva (Thase 2009, Fava 2009) . Molto spesso non è semplice per i medici spiegare chiaramente ai loro pazienti perchè debbano assumere combinazioni comprendenti a volte anche tre o più medicinali. Tuttavia tale spiegazione diventa fondamentale, anche se difficoltosa, per assicurare la collaborazione del paziente al trattamento. Leggi il seguito »

Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIS) sono uno dei trattamenti antidepressivi più frequentemente prescritti. Abbiamo visto precedentemente (www.neurofarmacologia.net/25/10/2009/ssris-e-disfunzioni-sessuali-la-valutazione-clinica/#more-713) come, nonostante il loro discreto profilo di tollerabilità, questi farmaci possano essere coinvolti nella fisiopatologia di alcune disfunzioni della sfera sessuale.dreamstime_803391
Quando si verificano questo tipo di effetti indesiderati si dovrebbe in primo luogo tenere presente che può svilupparsi nel tempo una forma di tolleranza all’effetto indesiderato. Per cui, a parità di dosaggio, l’effetto indesiderato può spontaneamente ridursi e in alcuni casi scomparire spontaneamente. Nei casi in qui questo non si verifica le tecniche di gestione di questo tipo di effetti indesiderati sono sostanzialmente tre: la riduzione del dosaggio, il passaggio ad un farmaco diverso o l’associazione con altri farmaci. Leggi il seguito »