Ricevo e volentieri pubblico il lavoro del collega Claudio Cargioli, medico chirurgo presso la scuola di specializzazione in psichiatria dell’università di Pisa.

Per informazioni o contatti claudiocargioli@gmail.com

Il Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD)

Il GAD rappresenta un comune disturbo psichiatrico, con una prevalenza dal 3 all’8% nella popolazione generale, un frequente esordio in età giovanile ed un rapporto maschi/femmine=1/2.
Spesso l’esordio di questo disturbo è graduale e insidioso, e la sintomatologia può essere lieve o attenuata (ma non per questo meno invalidante). Il paziente difficilmente è in grado di indicare con precisione nel tempo l’esordio del disturbo (‘sono nervoso da sempre’, ‘mi preoccupo di tutto’, ‘sono nato ansioso’).
Tipicamente i pazienti affetti da GAD appaiono cronicamente ansiosi e apprensivi, senza reali motivazioni, verso tutte le situazioni della vita, per la salute e l’incolumità dei propri familiari, per i problemi economici e per il proprio rendimento scolastico o lavorativo. Ad esempio, i pazienti riferiscono di non riuscire a rilassarsi, di vivere in uno stato di preoccupazione costante, di pensare che sia accaduta una disgrazia ai familiari quando sentono un’ambulanza. Leggi il seguito »

Dal 29 al 46% dei pazienti affetti da depressione continuano a presentare sintomi residui di malattia nonostante assumano correttamente  un adeguato  trattamento. Pertanto, anche tra coloro che rispondono alla terapia antidepressiva, vi sono persone che continuano ad avere sintomi anche se di ridotta intensità o in numero minore. Tali sintomi, oltre a condizionare negativamente la qualità della vita, determinano una più alta probabilità di ricadute della malattia depressiva ed una prognosi peggiore. A differenza dell’efficacia degli antidepressivi sulla patologia a piena espressione clinica, dove esiste oramai una mole impressionante di lavori di ottima qualità, le evidenze disponibili riguardo alle strategie utili per combattere i sintomi residui della depressione sono molto più scarse. Per questo motivo la maggioranza dei clinici quando si trova a dover trattare queste condizioni, deve prendere delle decisioni basandosi su dati non univoci e di discutibile qualità. Con queste premesse il medico che si trova a dover affrontare una parziale risposta al trattamento antidepressivo ha a disposizione soltanto tre opzioni: il potenziamento del farmaco antidepressivo con altre molecole non antidepressive, la sostituzione del farmaco medesimo o l’associazione della terapia in atto con altro farmaco antidepressivo (spesso con meccanismo di azione differente). La popolarità delle strategie antidepressive di combinazione (sia associazione che potenziamento) è andata crescendo con l’introduzione di molecole sempre più maneggevoli e dotate di buona tollerabilità, e la maggioranza dei clinici tendono oramai a preferirle alla sostituzione di un farmaco che comunque ha dato al paziente effetti positivi . Leggi il seguito »

Riportiamo di seguito il lavoro dell’amico e collega Alessio Mini, psicologo clinico e psicoterapeuta presso la ASL-6, sulla mindfulness nel trattamento dei Disturbi della Condotta Alimentare. minialessio@katamail.com

La mindfulness è una pratica meditativa buddhista, una forma di consapevolezza, un modo di essere o un modo di vedere consistente nel fare attenzione alla propria esperienza; significa “fare attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (Kabat-Zinn, 1994), “essere presenti nel momento, lasciando che le cose siano esattamente così come sono, senza cercare di cambiare nulla” (Kabat-Zinn, 1990).
Fin dai primi anni ottanta, Jon Kabat-Zinn, assieme ai suoi colleghi, ha elaborato il programma Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) presso la Stress Reduction Clinic, presso l’Università del Massachusetts a Worcester. Negli anni il programma si è dimostrato efficace nell’alleviare la sintomatologia fisica e psicologica di pazienti sofferenti di una grande varietà di patologie (Kabat-Zinn, 2003).
Da allora sono stati messi a punto diversi approcci terapeutici, oramai largamente conosciuti, che hanno implementato al proprio interno la mindfulness, tra cui spiccano la terapia comportamentale dialettica (Dialectical Behavior Therapy, DBT) della Linehan per il trattamento del disturbo borderline di personalità (Linehan et al., 1991; Linhean, 1993) e la terapia cognitiva basata sulla mindfulness (Mindfulness-Based Cognitive Therapy, MBCT) per la prevenzione delle ricadute nella depressione (Segal et al., 2002; Teasdale et al., 1995, 2000). Leggi il seguito »

La Bulimia Nervosa, la Depressione ed i Disturbi d’Ansia sono patologie di crescente importanza nella comune pratica clinica degli specialisti e dei medici di base. Molto spesso tali disturbi si trovano in comorbidità negli stessi pazienti rendendo più difficile il trattamento ed incerta la prognosi. I pazienti ed i loro familiari si trovano confusi ed inermi di fronte a quadri psicopatologici complessi determinati dalla compresenza di più malattie nello stesso paziente.    Allo scopo di fare il punto sulle conoscenze disponibili sul tema della comorbidità tra i disturbi depressivi alcune forme ansiose e la bulimia nervosa abbiamo organizzato questo evento Leggi il seguito »