La pratica psicologica basata sull’evidenza (Evidence-based practice in psychology, EBPP) è data dall’integrazione della migliore ricerca disponibile con l’esperienza clinica, tenuto conto delle caratteristiche, della cultura, e delle preferenze del paziente (American Psychological Association Presidential Task Force on Evidence-Based Practice, 2006).
È innegabile che gli studi randomizzati e controllati (RCT) rappresentino la modalità d’elezione per valutare l’efficacia di un trattamento, tuttavia non si può negare il problema della difficile esportabilità dei risultati degli studi RCT alla pratica clinica quotidiana. Per certi versi si può dire che, paradossalmente, più uno studio è “ben fatto” più è “inutile”, nel senso che il prezzo pagato per soddisfare i rigorosi standard scientifici (randomizzazione dei pazienti e dei terapeuti, rigida manualizzazione dell’intervento che contrasta fortemente con la reale psicoterapia sul campo che si esplica attraverso un processo idiografico e autocorrettivo e con il fatto che la maggior parte degli psicoterapeuti attui in realtà un approccio eclettico, durata prefissata della terapia, selezione dei pazienti affinché soddisfino i criteri per un singolo disturbo diagnostico, il fatto che la complessità della vita delle persone non possa trovare rappresentazione in una diagnosi tout court, ecc.) rende l’esperimento troppo lontano dalla realtà clinica, dove necessariamente vi sono condizioni molto diverse e non paragonabili a quelle “fittizie” del laboratorio (Seligman, 1995; Westen, Morrison e Thompson-Brenner, 2004). Leggi il seguito »