Ricevo e volentieri pubblico il lavoro del collega Claudio Cargioli, medico chirurgo presso la scuola di specializzazione in psichiatria dell’università di Pisa.

Per informazioni o contatti claudiocargioli@gmail.com

Il Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD)

Il GAD rappresenta un comune disturbo psichiatrico, con una prevalenza dal 3 all’8% nella popolazione generale, un frequente esordio in età giovanile ed un rapporto maschi/femmine=1/2.
Spesso l’esordio di questo disturbo è graduale e insidioso, e la sintomatologia può essere lieve o attenuata (ma non per questo meno invalidante). Il paziente difficilmente è in grado di indicare con precisione nel tempo l’esordio del disturbo (‘sono nervoso da sempre’, ‘mi preoccupo di tutto’, ‘sono nato ansioso’).
Tipicamente i pazienti affetti da GAD appaiono cronicamente ansiosi e apprensivi, senza reali motivazioni, verso tutte le situazioni della vita, per la salute e l’incolumità dei propri familiari, per i problemi economici e per il proprio rendimento scolastico o lavorativo. Ad esempio, i pazienti riferiscono di non riuscire a rilassarsi, di vivere in uno stato di preoccupazione costante, di pensare che sia accaduta una disgrazia ai familiari quando sentono un’ambulanza. Leggi il seguito »

Durante i trattamenti antidepressivi il rischio di indurre o slatentizzare un disturbo bipolare è una delle principali preoccupazioni dello psichiatra.
Dal punto di vista dell’osservazione clinica trasversale, cioè al momento della visita, le depressioni unipolari (cioè i disturbi caratterizzati eslusivamente da fasi depressive) e le depressioni bipolari (cioè i disturbi caratterizzati da fasi depressive alternate a fasi di eccitamento maniacale) sono tutt’altro che facili da distinguere.
Esiste una ricchissima documentazione riguardo alle procedure per una corretta diagnosi di depressione bipolare la cui esposizione richiederebbe una trattazione estesa ed a se stante.
Il punto che ci interessa è semplicemente mettere in evidenza il rischio che si corre, prescrivendo una qualunque terapia antidepressiva, di gettare benzina sul fuoco di una depressione bipolare non riconosciuta trasformando la fase depressiva di un paziente in una fase eccitativa e quindi rendendone ancora più difficile la stabilizzazione e peggiorandone il decorso complessivo. Leggi il seguito »

L’Anoressia Nervosa (AN) è una grave patologia psichica che causa importanti danni a livello fisico, emotivo e funzionale. Il disturbo è caratterizzato da: rifiuto di mantenere un peso corporeo minimo per età e genere, paura patologica di ingrassare, disturbo nel modo in cui le forme del corpo sono percepite, negazione di malattia, oppure indebita influenza sull’autostima del peso e delle forme del corpo, ed amenorrea secondaria (APA 2000 ; Spettigue et al 2008 ; Berkman et al 2006).

L’AN ha la più alta percentuale di mortalità tra tutti i disturbi psichiatrici e le possibilità di trattare questo disturbo rimangono ancora oggi molto limitate (Støving et al 2008). Il trattamento dell’AN tipicamente comprende interventi medici, nutrizionali e psicologici. La terapia farmacologica è frequentemente utilizzata sebbene la letteratura specialistica sull’argomento sia estremamente limitata (Spettigue et al 2008).
Spesso gli approcci all’AN sono molto eterogenei e la terapia nutrizionale, farmacologica, comportamentale e psicoterapica sono utilizzate separatamente o in combinazione senza una sistematica separazione dei livelli di intervento e senza una solida evidenza scientifica a supporto.

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Studi controllati dimostrano l’efficacia di fluoxetina nei disturbi della condotta alimentare, in particolare nella bulimia nervosa (BN). Nonostante la relativa scarsezza di dati, nella pratica clinica anche altri inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIs) vengono comunemente utilizzati per trattare la BN. La sertralina è uno degli SSRIs che vengono utilizzati nei disturbi della condotta alimentare caratterizzati da abbuffate e condotte di eliminazione.

I dati attualmente disponibili sembrano promettenti riguardo all’efficacia di questo farmaco nella psicopatologia dei disordini del comportamento alimentare, ma sembrano invece contrastanti riguardo al suo specifico effetto sul peso corporeo. In alcuni lavori il trattamento con sertralina sembra produrre aumento di peso, mentre in altri lo stesso trattamento sembra produrre un calo ponderale. Leggi il seguito »