___________linea d’ombra in psichiatria_________
I PROGRAMMI PER IL DISTURBO BIPOLARE
oltre la fase critica

Sabato 6 Novembre 2010
Ore 9.00 Hotel Esplanade
Piazza Giacomo Puccini, 8
55049 Viareggio
Segreteria scientifica: Manuela Garuglieri
0584 6955240  UOC Psichiatria Ospedale Versilia
Sono stati concessi 7 crediti ECM

Programma del convegno:

Ore 9  Saluti e apertura dei lavori
Oltre la fase critica
Moderano Matteo Balestrieri (Udine), Mario Di Fiorino (Viareggio)
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Ore 9.30   Fabrizio Schifano (Londra)
Disturbo Bipolare e abuso di sostanze
Ore 10.15 Alessandro Del Debbio (Viareggio)
Temperamento e Personalità
Ore 11 Matteo Balestrieri (Udine)
La psicoeducazione
Ore 11.45 pausa
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Agitazione psicomotoria  e tentativo di  suicidio,
Valutazione e gestione clinica
Moderano Andrea Fagiolini (Siena),
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Ore 12.00  Mario Di Fiorino (Viareggio)
Violenza e suicidio. La  responsabilità professionale
Ore 12 .20 Francesco Simonetti (Massa)
Le rating scales
Ore 12.40 Jacopo Massei (Viareggio)
Valutazione e gestione clinica
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Il trattamento farmacologico del Disturbo Bipolare

Ore 15 Andrea Fagiolini (Siena)
Un aggiornamento sul trattamento farmacologico
Ore 15.45  Bruno Pacciardi (Pisa)
50 anni di esperienza con i Sali di litio
16.30 Meeting experts
Confronto di opinioni: panel sull’impiego del litio nella pratica clinica
17.30 Conclusioni
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Cristalli di Sali di Litio

Ricevo e volentieri pubblico il lavoro del collega Claudio Cargioli, medico chirurgo presso la scuola di specializzazione in psichiatria dell’università di Pisa.

Per informazioni o contatti claudiocargioli@gmail.com

Il Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD)

Il GAD rappresenta un comune disturbo psichiatrico, con una prevalenza dal 3 all’8% nella popolazione generale, un frequente esordio in età giovanile ed un rapporto maschi/femmine=1/2.
Spesso l’esordio di questo disturbo è graduale e insidioso, e la sintomatologia può essere lieve o attenuata (ma non per questo meno invalidante). Il paziente difficilmente è in grado di indicare con precisione nel tempo l’esordio del disturbo (‘sono nervoso da sempre’, ‘mi preoccupo di tutto’, ‘sono nato ansioso’).
Tipicamente i pazienti affetti da GAD appaiono cronicamente ansiosi e apprensivi, senza reali motivazioni, verso tutte le situazioni della vita, per la salute e l’incolumità dei propri familiari, per i problemi economici e per il proprio rendimento scolastico o lavorativo. Ad esempio, i pazienti riferiscono di non riuscire a rilassarsi, di vivere in uno stato di preoccupazione costante, di pensare che sia accaduta una disgrazia ai familiari quando sentono un’ambulanza. Leggi il seguito »

Dal 29 al 46% dei pazienti affetti da depressione continuano a presentare sintomi residui di malattia nonostante assumano correttamente  un adeguato  trattamento. Pertanto, anche tra coloro che rispondono alla terapia antidepressiva, vi sono persone che continuano ad avere sintomi anche se di ridotta intensità o in numero minore. Tali sintomi, oltre a condizionare negativamente la qualità della vita, determinano una più alta probabilità di ricadute della malattia depressiva ed una prognosi peggiore. A differenza dell’efficacia degli antidepressivi sulla patologia a piena espressione clinica, dove esiste oramai una mole impressionante di lavori di ottima qualità, le evidenze disponibili riguardo alle strategie utili per combattere i sintomi residui della depressione sono molto più scarse. Per questo motivo la maggioranza dei clinici quando si trova a dover trattare queste condizioni, deve prendere delle decisioni basandosi su dati non univoci e di discutibile qualità. Con queste premesse il medico che si trova a dover affrontare una parziale risposta al trattamento antidepressivo ha a disposizione soltanto tre opzioni: il potenziamento del farmaco antidepressivo con altre molecole non antidepressive, la sostituzione del farmaco medesimo o l’associazione della terapia in atto con altro farmaco antidepressivo (spesso con meccanismo di azione differente). La popolarità delle strategie antidepressive di combinazione (sia associazione che potenziamento) è andata crescendo con l’introduzione di molecole sempre più maneggevoli e dotate di buona tollerabilità, e la maggioranza dei clinici tendono oramai a preferirle alla sostituzione di un farmaco che comunque ha dato al paziente effetti positivi . Leggi il seguito »

Una delle domande più frequenti all’inizio della terapia antidepressiva riguarda l’efficacia del trattamento farmacologico. Il nostro paziente colpito da una profonda depressione ci ascolta ed infine si lascia andare nel quesito che più gli sta a cuore: “…Dottore, ma questa terapia funzionerà? Non avrò una malattia troppo grave o che non risponde ai farmaci?..”
A questo proposito conviene proporre alcuni studi che ci aiutano a togliere alcuni dubbi. In un lavoro proposto dal Journal of American Medical Association (effettuato per stabilire se gli antidepressivi potessero essere efficaci anche nelle forme attenuate di depressione che non soddisfano pienamente i criteri per la diagnosi) i risultati dimonstrano che gli antidepressivi sono tanto più efficaci quanto più è grave la forma depressiva del paziente. In altre parole sembra che mentre l’efficacia dei farmaci antidepressivi possa essere relativa quando vengono usati per trattare forme “lievi” di depressione, il risultato positivo sia tanto più probabile quanto più severa è la forma depressiva che andiamo a trattare (Antidepressant Drug Effects and Depression Severity, A Patient-Level Meta-analysis Jay C. Fournier, MA; Robert J. DeRubeis, PhD; Steven D. Hollon, PhD; Sona Dimidjian, PhD; Jay D. Amsterdam, MD; Richard C. Shelton, MD; Jan Fawcett, MD JAMA. 2010;303(1):47-53).