Creatività e Depressione

Volentieri contribuisco a diffondere il video della professoressa Figueira e del professor Di Fiorino su un tema scottante per la psichiatria: nelle persone affette da disturbo bipolare si ritrova frequentemente una forte propensione ad attività di tipo creativo, ma qual’è il significato di questa associazione? Non è semplice comprendere ne’ la modalità ne’ le implicazioni della copresenza di questi due elementi. L’intervistatore mette il dito sulla piaga quando chiede se questi disturbi (i disturbi dell’umore) possano in qualche modo trasformarsi in qualcosa di positivo per la vita. Non possiamo rispondere in maniera esaustiva a questa domanda. L’attraversamento di stati affettivi mutevoli, instabili ed estremi può senz’altro contribuire ad allargare il campo esperienziale e migliorare attività di tipo creativo, ma certamente non può farle nascere magicamente dal nulla, ed altrettanto certamente comporta un prezzo altissimo in termini di sofferenza. In questo senso i protagonisti del video affermano che la depressione non può di per se produrre creatività.   Si deve anche rilevare che la confusione su questo argomento è aumentata da una serie di equivoci. Uno dei più frequenti riguarda il significato stesso della parola “depressione”. Quando parliamo di depressione dobbiamo distinguere tra quello che è l’idea diffusa nel senso comune di una persona colpita dalla tristezza e separarla nettamente da quel fenomeno che invece oltrepassa una soglia di intensità e fissità, si accompagna ad un preciso corteo di segni e sintomi tali ed è tale da interferire con la nostra vita in modo da configurare un disturbo mentale. Nell’ambito quindi della malattia depressiva dobbiamo poi ulteriormente distinguere quale, tra le varie forme possibili di depressione, si associ o meno a comportamenti di tipo creativo. In tal senso la professoressa Figueira chiama in causa il concetto di “Ciclotimia”, ovvero di un temperamento affettivo caratterizzato da instabilità del tono dell’umore, con picchi di eccitamento alternati a fasi di depressione, che tuttavia non arrivano a raggiungere la soglia della vera e propria “mania depressiva” (quello che nella psichiatria moderna è invece inquadrato come “disturbo bipolare”). Nell’opinione della protagonista sarebbe quindi l’instabilità tipica della ciclotimia ad accompagnarsi ad esperienze di tipo creativo più che l’inibizione, la fissità o addirittura il delirio che caratterizzano altre forme di malattia depressiva. Un altro equivoco prende origine dal fatto che quando si associa la melancolia così come viene descritta dagli autori classici all’esperienza creativa si fa riferimento ad una terminologia che è precedente all’attuale concettualizzazione dei disturbi dell’umore. Gli autori classici accostavano quindi la melancolia alla creatività e non la depressione melanconica così come oggi viene intesa e descritta nella psichiatria moderna. Nella accezione contemporanea del termine, come spiega il professor Di Fiorino nel video, “depressione melanconica” indica una forma particolarmente grave di malattia depressiva.



3 Commenti

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  2. Maria

    Gentile dott.Pacciardi, in persone con temperamento ciclotimico( e con talento artistico), l’atto creativo potrebbe svolgere una funzione catartica? Potrebbe nascere dalla esigenza di esprimere le sensazioni, le emozioni vissute nella fase depressiva e che attraverso l’atto creativo vengono rielaborate e in parte metabolizzate?
    Magari proprio questa forte esigenza di esprimere il proprio vissuto interiore potrebbe slatentizzare talenti artistici che altrimenti resterebbero nascosti?!?

  3. Bruno Pacciardi

    Purtroppo temo che la psicopatologia sia più di ostacolo che di aiuto alla produzione artistica. Senz’altro le oscillazioni della ciclotimia fanno attraversare alla persona una ampia varietà di stati emotivi che possono facilitare l’intuizione nell’artista dotato; ma poi sia le oscillazioni depressive che quelle espansive limitano la sua capacità di lavorare alla produzione artistica. Ovviamente possono esservi delle eccezioni.

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