In collaborazione con la Medicina di Montagna di Aosta e con l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa è in corso lo sviluppo di un progetto per la valutazione dei fattori psichici nell’adattamento umano all’alta quota.

Lo studio denominato “Fattori psichici delle reazioni adattative in alta quota, una valutazione psicometrica nelle attività in montagna” mira ad analizzare il ruolo dei fattori mentali nell’adattamento umano a vari tipi di attività in alta quota mediante l’uso di test psicometrici.

L’ipotesi di partenza di questo lavoro è che l’adattamento all’attività in quota possa essere influenzato dall’assetto psichico e che una migliore conoscenza dei fattori psicopatologici ad esso correlati possa contribuire alla prevenzione ed alla sicurezza delle attività in montagna.

Sintesi del progetto:

I soggetti esposti ad alta quota possono presentare sintomi somatici innescati dall’ipossia, come l’ansia, le palpitazioni, le vertigini, il mal di testa e l’insonnia. La rapida salita alle altitudini superiori a 3.000 m porta ad un adattamento, spesso accompagnato da sintomi soggettivi e segni obiettivi. I sintomi soggettivi più comuni che accompagnano l’ascesa ad altitudine elevata sono dispnea, faticabilità, cefalea, vertigini, riduzione dell’appetito, cardiopalmo ed insonnia [Honigman 1995 [8]; Missoum 1992 [13].  In alcune persone i sintomi di alta quota sono abbastanza gravi da essere chiamati “malattia acuta di montagna” (AMS). Nelle forme più gravi la cefalea può essere accompagnata da nausea, vomito e deficit cognitivi acuti. La maggior parte dei sintomi è tuttavia identica a quelli riportati negli attacchi di panico o di grave ansia. Almeno tre modelli esplicativi: “The hyperventilation model” (Kerr 1938 [9]), “The suffocation false alarm model” (Klein 1993 [11]) e “The cognitive misinterpretation model” (Clark 1986 [4]) suggeriscono stretti legami tra adattamento all’alta quota ed ansia in forma critica (attacchi di panico) [per una descrizione dettagliata vedi Smoller 1996 [18]]. Inoltre, vi sono i primi dati sul fatto che una riduzione della pressione atmosferica provochi, in alcuni soggetti, reazioni disadattive di tipo ansioso (Papp 1997 [15]; Wilhelm 2001 [21]), ma mancano studi specifici sulla psicopatologia degli attacchi di panico o dei disturbi d’ansia nei soggetti che praticano attività in alta quota.  Leggi il seguito »