Il litio (dal greco lithos, “pietra”) venne scoperto da Johann Arfvedson nel 1817. Arfvedson trovò il nuovo elemento all’interno dei minerali di spodumene, lepidolite e petalite, che stava analizzando sull’isola di Utö in Svezia.
L’interesse per l’impiego del litio in campo medico risale alla metà del 1800 quando ne venne ipotizzata l’utilità nel trattamento della gotta.
Negli anni successivi, le descrizioni delle potenzialità terapeutiche del litio si moltiplicarono stimolando addirittura la diffusione acque minerali (Lithia Water) e birra (Lithia Beer) contenenti litio.
A partire dalla fine del 1940  e fino al 1949 furono pubblicati i primi “reports” che descrivevano casi di avvelenamento dovuti ad intossicazione da litio cloridrato. Leggi il seguito »

Comorbidità e depressione

scritto da il 18 agosto 2009

Il concetto di comorbidità è stato introdotto nella letteratura medica nel 1970 per indicare una condizione clinica caratterizzata dalla presenza, contemporanea o in momenti diversi della vita, di più disturbi nello stesso paziente (es. un infartuato con un rafreddore).
La valutazione della comorbidità in psichiatria non rappresenta soltanto un mero esercizio di stile oppure uno sfoggio di cultura psicopatologica, ma è un concetto estremamente pratico con importantissime implicazioni sia per la diagnosi che per il trattamento.
La valutazione psichiatrica non si limita solo alla analisi del processo patologico che porta il paziente all’osservazione clinica, ma comprende (o dovrebbe comprendere) una accurata ricerca delle eventuali forme patologiche (sia a piena espressione clinica che attenuate) che accompagnano il disturbo.
La visita psichiatrica non può inoltre prescindere dalla indagine sulla struttura di personalità in cui l’eventuale disturbo si innesca e dalla raccolta delle informazioni sulle eventuali patologie internistiche o chirurgiche del paziente.
La valutazione della comorbidità medica e psichiatrica consentono l’approccio a quadri psicopatologici apparentemente complessi e permettono una più sicura impostazione del trattamento. Leggi il seguito »

Al termine di un serrato dibattito tra probizionisti ed antiproibizionisti sull’uso dei cannabinoidi (che a volte è stato veramente poco scientifico e molto ideologico) la ricerca neurofarmacologica arriva a mettere alcuni punti fermi: sembra attualmente possibile almeno sperimentare gli effetti farmacologici dei cannabinoidi separatamente rispetto agli effetti psicotropi sul sistema nervoso centrale. Una molecola permetterebbe infatti di valutare i possibili effetti farmacologici dei cannabinoidi senza avere effetti psicotropi sul cervello. Leggi il seguito »