Brevetti sui geni umani

Un recente articolo sul “The Economist” porta all’attenzione del grande pubblico una spinosa questione: il problema dell’interesse dell’industria in ambito scientifico.
Gli sviluppi della medicina basata sulla genetica hanno consentito, oltre alla decodifica del genoma umano, la messa a punto dei primi test basati sulla mappatura del gene.
Il caso specifico riportato è quello di una azienda statunitense titolare del brevetto di due geni chiamati BRCA1 e BRCA2. E’ stato dimostrato che alcune versioni di questi geni sono associate a un alto rischio di cancro al seno e alle ovaie.
Questa situazione ha frustrato per molto tempo ricercatori, medici e gli attivisti del diritto. Essi sostengono che la “proprietà” dei due geni soffoca illegittimamente la scienza e le sue capacità di innovazione.
Il 29 marzo ultimo scorso, in una sentenza probabilmente destinata a diventare storica, un tribunale distrettuale federale di New York modifica l’approccio americano alla protezione dei brevetti sui geni emettendo una sentenza che, presa alla lettera, trasforma l’approccio americano alla protezione dei brevetti dei geni. Una coalizione guidata dalla American Civil Liberties Union (ACLU) ha contestato il fondamento stesso dei brevetti ponendo la questione stessa della brevettabilità dei geni umani e del confronto delle loro sequenze.
Fino a questo momento per il diritto statunitense la risposta era stata affermativa, ma il giudice  Robert Sweet in questo caso specifico ha concluso diversamente. Secondo il giudice il DNA rappresenta l’incarnazione fisica di informazioni biologiche e pertanto tali informazioni biologiche sono un fenomeno naturale. I brevetti non possono essere concessi per i fenomeni naturali. Fino ad oggi l’ufficio brevetti americano ha permesso di brevettare geni soltanto in quanto isolati e “purificati”, ma è possibile che dopo questa sentenza tale approccio debba essere modificato essendo la prima volta che un tribunale mette in discussione la validità dei brevetti sui geni umani.
E’ possibile che questa sentenza finisca in corte suprema ove potrebbe essere riconfermato l’attuale stato delle cose per quanto riguarda i brevetti genetici. Le aziende potrebbero in tal caso continuare a detenere ed utilizzare i brevetti per la messa a punto di tests e terapie messe sul mercato in condizioni di monopolio, ma non possiamo non prendere atto della prima radicale rimessa in discussione di uno degli aspetti  più importanti dello scenario scientifico del prossimo futuro.

Articolo originale su “The Economist”

The Economist, Science & Technology.
Biotech firms and DNA patenting

Genetic shock
A surprising court ruling in America may loosen the drug industry’s grip on important genes
Mar 30th 2010

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