L’idea di una guida “pratica” nasce dalla difficoltà di orientarsi sull’argomento della Bulimia nervosa. Tale difficoltà deriva soprattutto dall’abbondanza di informazioni ridondanti, contrastanti e spesso poco attendibili.
Nonostante esistano dati scientifici solidi ed attendibili il vero problema è come rendere questi dati accessibili al maggior numero di persone possibile.
Il è uno degli strumenti più diffusi per la raccolta delle informazioni sia a livello di grande pubblico che a livello medico specialistico, e rappresenta quindi un esempio ideale di tale difficoltà.
Se una persona con un normale livello culturale e una minima capacità informatica cerca informazioni sulla “Bulimia Nervosa” nel world wide web viene letteralmente inondato di informazioni, ma la selezione dei dati salienti, la loro interpretazione e l’estrapolazione di alcune conclusioni sono ostiche anche per medici specialisti in psichiatria specificamente formati nel campo dei disturbi della condotta alimentare.
L’idea da cui è nato questo lavoro era quindi di mettere a disposizione del pubblico una selezione di informazioni che avessero solide basi scientifiche e su cui i risultati degli studi disponibili (spesso divergenti) fossero concordanti. Leggi il seguito »

Oggigiorno tutti gli specialisti concordano sulla necessità di integrare farmacologia e psicoterapie nella cura della psiche.
L’approccio farmacologico deve migliorare la salute dell’individuo, ma anche metterlo in grado di accedere a trattamenti combinati ottimizzandone l’efficacia.
Attraverso il miglioramento degli aspetti clinici diventa possibile la cura della persona nella sua complessità.
Fino a non molto tempo fa si riteneva la terapia farmacologica utile solo per malattie severe nelle forme più conclamate. In medicina generale, per esempio, pazienti affetti da malattie come diabete e ipertensione venivano curati soltanto quando cominciavano ad avere gravi crisi o danni manifesti agli organi del corpo.
La tendenza attuale è, invece, quella di trattare persone che hanno valori significativamente alterati di pressione o di zucchero nel sangue. In tal modo si cerca di conservare la salute ed evitare, se possibile, di arrivare alla condizione di piena espressione clinica della malattia che danneggia gli organi del corpo.
Un discorso analogo può essere fatto per il disagio psichico.
La farmacologia moderna ci permette un intervento simile a quello che viene fatto per il diabete e l’ipertensione.
Oggi possiamo trattare non solo le forme gravi di malattia della mente, ma possiamo anche agire efficacemente, e sopratutto in maniera non invasiva, su disturbi che venivano precedentemente considerati come “minori”.
Chiunque abbia provato una forma anche “lieve” di disagio psichico riconosce immediatamente questa condizione come invalidante per la salute e la capacità di esprimere se stessi ed il proprio potenziale.
Una farmacologia clinica moderna dovrebbe quindi applicare i progressi scientifici alla salute dell’individuo.
Il risultato deve essere non soltanto quello di togliere o “coprire” alcuni sintomi di malattia, ma di curare l’individuo nella sua totalità con l’obiettivo di metterlo nella condizione di proseguire nella ricerca della propria realizzazione.

L’organizzazione mondiale della sanità definisce la salute non più come assenza di malattia, ma come “…stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia…” (OMS 1948)