Nel 1950 Kuhn identifica le possibilità di impiego clinico dell’imipramina, il primo farmaco antidepressivo, nei disturbi dell’umore. I primi antidepressivi, di cui l’imipramina è il capostipite, sono denominati “triciclici” in ragione della loro struttura molecolare formata da tre anelli nel corpo centrale.
Nel cervello ogni farmaco o sostanza agisce legandosi (attraverso un meccanismo simile a quello di una chiave con una serratura) con alcune strutture denominate “recettori” che, in contatto con sostanze specifiche, modulerebbero l’attività elettrica e chimica delle cellule neuronali modificando il comportamento.                                                                                                                                                                Nel meccanismo d’azione degli antidepressivi sarebbero coinvolti differenti recettori connessi con meccanismi neurotrasmettitoriali diversi e prevalentemente responsabili dell’azione terapeutica o degli effetti indesiderati. Alcuni recettori, come quelli per noradrenalina (Na) e serotonina (5HT), consentirebbero l’efficacia del farmaco sui sintomi depressivi, mentre altri recettori, come ad esempio quelli per acetilcolina (Ach) e istamina (H1), sarebbero prevalentemente implicati nello sviluppo degli effetti indesiderati.
Gli antidepressivi triciclici sono farmaci molto poco selettivi sul piano recettoriale, e quindi si legano nel cervello a molti recettori diversi tra loro, inclusi tutti quelli precedentemente elencati. Un meccanismo d’azione così ampio fa si che nella pratica clinica alla loro indiscussa efficacia si accompagnino significativi effetti indesiderati.

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Fino a non molto tempo fa l’aiuto farmacologico per coloro che desideravano smettere di fumare era limitato a medicinali che fornivano un apporto esogeno di nicotina per via orale nella convinzione (erronea) che la mancanza di nicotina rappresentasse l’unica base biochimica della dipendenza da sigarette.
In seguito sono stati approvati per questo scopo il Bupropione (nomi commerciali wellbutrin, zyban) (un antidepressivo stimolante il sistema della dopamina) e successivamente la varenciclina (uno stimolante della dopamina che blocca anche i recettori della nicotina modulandone l’azione, un cosiddetto agonista parziale). Nonostante la sua recente introduzione in commercio la varenciclina (nome commerciale Champix) è vista da molti clinici e ricercatori come l’aiuto più efficace per smettere di fumare.
Un recente studio ha confrontato l’efficacia dei vari farmaci per la sospensione del fumo analizzando 69 lavori con caratteristiche di affidabilità sufficienti (randomizzazione, gruppo di controllo, doppio cieco) sull’argomento ( Eisemberg et al 2008). Leggi il seguito »