tricotillomania

scritto da il 24 ottobre 2012

Il fenomeno di strapparsi i capelli in maniera patologica è stato riconosciuto per secoli, ma la sua reale prevalenza è in gran parte sconosciuta e l’argomento è stato poco studiato. La tricotillomania è caratterizzati dalla ripetitiva e stereotipata estirpazione dei capelli e viene classificata come uno specifico disturbo del controllo degli impulsi, sebbene sia tutt’ora aperto un ampio dibattito circa la sua eziologia e la sua classificazione.
I pazienti con Tricotillomania non riescono a resistere all’impulso di strapparsi i capelli con una conseguente e notevole perdita degli stessi. Il disturbo insorge durante l’infanzia o l’adolescenza (anche se le ricerche su campioni pediatrici sono ancora scarse) e, se non trattato, tende a protrarsi anche in età adulta con notevole compromissione del funzionamento. Il decorso è altalenante con fasi di miglioramenti alternati a fasi di riacutizzazione.
Il disturbo si presenta frequentemente in comorbidità con altre patologie psichiatriche quali disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbi da uso di sostanze, disturbi alimentari ed anche con la maggior parte dei disturbi di personalità.
Per questo disturbo si sono rivelati efficaci in particolare gli interventi cognitivo-comportamentali che comprendono varie tecniche collettivamente note come “habit reversal training”. I più recenti sviluppi della ricerca suggeriscono l’efficacia delle terapie farmacologiche e della combinazione degli approcci cognitivo-comportamentali con tali trattamenti. Leggi il seguito »

Nel corso degli ultimi anni si è resa disponibile una grande quantità di dati sui rischi ed i benefici dell’utilizzo fuori indicazione (off label) dei farmaci antipsicotici atipici. Questa mole di dati sembra ormai delineare chiaramente le differenze nei possibili benefici di questi farmaci e l’estrema variabilità dei loro profili di rischio. In una recente revisione della letteratura sulla rivista dell’associazione medica americana vi sono alcune novità al riguardo rispetto agli studi precedenti:
Nuovi studi hanno prodotto dati positivi sull’utilizzo di quetiapina e aripiprazolo come terapia di associazione nel disturbo depressivo maggiore, portando l’agenzia americana del farmaco ad approvarne l’indicazione per tale uso. Tre grandi studi su quetiapina hanno dimostrato un significativo beneficio per il trattamento del disturbo d’ansia generalizzato. La terapia di associazione con risperidone ha dimostrato di poter produrre significativi miglioramenti nel disturbo ossessivo compulsivo.
Le dosi utilizzate in questi studi erano variabili, ma restavano in genere di circa il 50% inferiori rispetto a quelle utilizzate secondo indicazione nel trattamento di giovani adulti affetti da schizofrenia o da disturbo bipolare.
L’uso di farmaci antipsicotici atipici per una qualsiasi di queste condizioni non può tuttavia essere ancora considerato un approccio basato sull’evidenza scientifica e la cautela è d’obbligo sopratutto nelle popolazioni di pazienti particolarmente vulnerabili a tali trattamenti come per esempio gli anziani. Leggi il seguito »