L’anoressia nervosa è un disturbo mentale le cui caratteristiche nucleari sono rappresentate dalla deliberata perdita di peso, dal disturbo dell’immagine corporea e dalla paura patologica di aumentare di peso.
L’ Amenorrea secondaria (assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi o presenza di cicli mestruali solo successivamente alla somministrazione di terapia ormonale) è uno dei criteri per la diagnosi di Anoressia Nervosa secondo il manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali (DSM-IV), ma l’amenorrea è anche la chiave fondamentale per comprendere alcune delle possibili complicanze mediche dell’Anoressia.
Le conseguenze a lungo termine dell’Anoressia Nervosa comprendono disfunzioni endocrine che portano a bassi livelli di gonadotropine e di estrogeni, ad amenorrea secondaria, e successivamente a perdita ossea e/o ad osteoporosi.
Il riassorbimento osseo, correlato con l’esposizione a bassi livelli di estrogeni, comporta a lungo termine un aumento del rischio di fratture così come può avvenire nel tardo periodo post-menopausale e giovani donne con anoressia nervosa possono sviluppare un rischio di frattura paragonabile a quelle di donne in postmenopausa di età molto avanzata. Leggi il seguito »

Il professor Johan Vanderlinden dell’università di Lovanio (Belgio) presenta all’ospedale Versilia il ruolo del modello residenziale nella terapia integrata dell’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa assieme al professor Mauro Mauri
ed ai colleghi Adolfo Bandettini, Alessandro Del Debbio e Linda Pannocchia.

Con piacere anticipo i risultati di un lavoro di recente pubblicazione in cui sono stati valutati i disturbi di personalità in un campione di pazienti con disordini della condotta alimentare (sia anoressia che bulimia), in un gruppo di pazienti con disturbo bipolare ed in un gruppo di controllo privo di significativi disturbi psichiatrici.

La relazione tra i disturbi psichici classificati in Asse I (disturbi psichiatrici “maggiori”) e quelli classificati in Asse II (disturbi di personalità e ritardo mentale) secondo il manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali (DSM-IV) rappresenta una delle aree nosografiche più controverse in psichiatria. Il disturbo bipolare (BIP) ed i disturbi della condotta alimentare (DCA) sono tra i disturbi di Asse I più studiati nei lavori sulla comorbidità tra disturbi psichiatrici “maggiori” ed i disturbi di personalità (DP).Questo lavoro ha valutato i rapporti tra DCA, BIP e DP avvalendosi delle Interviste Cliniche Strutturate sviluppate per la diagnosi multiassiale secondo il DSM-IV (SCID-I, SCID-II). Leggi il seguito »

Riportiamo di seguito il lavoro dell’amico e collega Alessio Mini, psicologo clinico e psicoterapeuta presso la ASL-6, sulla mindfulness nel trattamento dei Disturbi della Condotta Alimentare. minialessio@katamail.com

La mindfulness è una pratica meditativa buddhista, una forma di consapevolezza, un modo di essere o un modo di vedere consistente nel fare attenzione alla propria esperienza; significa “fare attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (Kabat-Zinn, 1994), “essere presenti nel momento, lasciando che le cose siano esattamente così come sono, senza cercare di cambiare nulla” (Kabat-Zinn, 1990).
Fin dai primi anni ottanta, Jon Kabat-Zinn, assieme ai suoi colleghi, ha elaborato il programma Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) presso la Stress Reduction Clinic, presso l’Università del Massachusetts a Worcester. Negli anni il programma si è dimostrato efficace nell’alleviare la sintomatologia fisica e psicologica di pazienti sofferenti di una grande varietà di patologie (Kabat-Zinn, 2003).
Da allora sono stati messi a punto diversi approcci terapeutici, oramai largamente conosciuti, che hanno implementato al proprio interno la mindfulness, tra cui spiccano la terapia comportamentale dialettica (Dialectical Behavior Therapy, DBT) della Linehan per il trattamento del disturbo borderline di personalità (Linehan et al., 1991; Linhean, 1993) e la terapia cognitiva basata sulla mindfulness (Mindfulness-Based Cognitive Therapy, MBCT) per la prevenzione delle ricadute nella depressione (Segal et al., 2002; Teasdale et al., 1995, 2000). Leggi il seguito »