La melatonina, una sostanza normalmente prodotta dalla nostra ghiandola pineale, agisce nel nostro corpo come una sorta di sincronizzatore dei ritmi biologici e la sua secrezione è strettamente correlata con l’alternanza del giorno e della notte e delle stagioni. Le capacità della melatonina di regolarizzare il ritmo sonno veglia e di agire sul tono dell’umore è stata oggetto di interesse crescente nel tentativo di identificare molecole ad azione antidepressiva con un profilo di tollerabilità sempre migliore.
Il trattamento con farmaci antidepressivi aumenta i livelli di melatonina riflettendo un’azione facilitante del neuro-mediatore noradrenalina a livello della ghiandola pineale (Borjigin et al 1999), Szymanska et al 2001). L’agomelatina è una molecola di ultima generazione con la capacità di  legarsi agli stessi recettori della melatonina (MT1 ed MT2), modulare i ritmi circadiani ed esercitare un effetto antidepressivo in alcuni modelli animali di depressione.

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Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIS) sono uno dei trattamenti antidepressivi più frequentemente prescritti. Abbiamo visto precedentemente (www.neurofarmacologia.net/25/10/2009/ssris-e-disfunzioni-sessuali-la-valutazione-clinica/#more-713) come, nonostante il loro discreto profilo di tollerabilità, questi farmaci possano essere coinvolti nella fisiopatologia di alcune disfunzioni della sfera sessuale.dreamstime_803391
Quando si verificano questo tipo di effetti indesiderati si dovrebbe in primo luogo tenere presente che può svilupparsi nel tempo una forma di tolleranza all’effetto indesiderato. Per cui, a parità di dosaggio, l’effetto indesiderato può spontaneamente ridursi e in alcuni casi scomparire spontaneamente. Nei casi in qui questo non si verifica le tecniche di gestione di questo tipo di effetti indesiderati sono sostanzialmente tre: la riduzione del dosaggio, il passaggio ad un farmaco diverso o l’associazione con altri farmaci. Leggi il seguito »

Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIS) sono uno dei trattamenti antidepressivi più frequentemente prescritti nel nostro paese ed alcuni tra i farmaci più prescritti in tutto il mondo.dreamstime_3388074
La riduzione della funzione sessuale è uno dei sintomi depressivi più comuni e che migliora in breve tempo con un trattamento antidepressivo efficace. Le disfunzioni sessuali sono state riportate come effetto indesiderato di alcuni trattamenti antidepressivi, ed alcuni SSRIS in particolare sarebbero coinvolti nella fisiopatologia di tali disfunzioni. L’effetto sulla sfera sessuale sarebbe molto più probabile con gli SSRIs rispetto ai vecchi antidepressivi triciclici (TCI), ai nuovi farmaci selettivi per la noradrenalina (NARI), e anche rispetto ai nuovi farmaci a doppia azione selettiva su serotonina e noradrenalina (SNRIs).
D’altra parte gli SSRIs vengono utilizzati con successo anche nel trattamento di alcune disfunzioni sessuali quali l’eiaculazione precoce.
Per capire se gli SSRIS rappresentano il problema o la soluzione per un paziente affetto da depressione e che, al contempo, presenta delle disfunzioni sessuali è opportuno sottolineare alcuni concetti: Leggi il seguito »

Dopo che su questo blog avevamo cercato di fare un po’ di chiarezza su quanto i farmaci che inibiscono selettivamente la ricaptazione di serotonina siano differenti tra loro

http://www.neurofarmacologia.net/02/01/2009/gli-inibitori-della-ricaptazione-della-serotonina-sono-tutti-uguali/

ecco che sull’argomento si pronuncia l’autorevole rivista “Lancet”. In un recente articolo un gruppo di autori italiani ed internazionali hanno analizzato una mole impressionante di dati, revisionando 117 lavori con un totale di quasi 26 mila pazienti. Lo scopo del lavoro era di confrontare tra loro l’effetto di dodici antidepressivi di nuova generazione. I ricercatori hanno valutato sia l’efficacia dei farmaci nel trattamento della depressione maggiore sia la tollerabilità dei medesimi registrando quanti pazienti interrompevano i trattamenti e per quale motivo. I loro risultati indicavano chiaramente che escitalopram (Cipralex, Entact), sertralina (Zoloft, Tatig), mirtazapina (Remeron, Mirtazapina), venlafaxina (Efexor, Faxine) erano significativamente più efficaci di duloxetina (Cymbalta, Xeristar), fluoxetina (Prozac, Fluoxeren, Fluoxetina), e paroxetina (Eutimil, Seroxat, Sereupin, Daparox, Dapagutt, Paroxetina) e che la reboxetina (Edronax, Davedax) era il composto significativamente meno efficace rispetto a tutti gli altri farmaci testati. I dati ancora più interessanti tuttavia riguardavano la tollerabilità di questi farmaci. Leggi il seguito »