Riportiamo di seguito il lavoro dell’amico e collega Alessio Mini, psicologo clinico e psicoterapeuta presso la ASL-6, sulla mindfulness nel trattamento dei Disturbi della Condotta Alimentare. minialessio@katamail.com

La mindfulness è una pratica meditativa buddhista, una forma di consapevolezza, un modo di essere o un modo di vedere consistente nel fare attenzione alla propria esperienza; significa “fare attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (Kabat-Zinn, 1994), “essere presenti nel momento, lasciando che le cose siano esattamente così come sono, senza cercare di cambiare nulla” (Kabat-Zinn, 1990).
Fin dai primi anni ottanta, Jon Kabat-Zinn, assieme ai suoi colleghi, ha elaborato il programma Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) presso la Stress Reduction Clinic, presso l’Università del Massachusetts a Worcester. Negli anni il programma si è dimostrato efficace nell’alleviare la sintomatologia fisica e psicologica di pazienti sofferenti di una grande varietà di patologie (Kabat-Zinn, 2003).
Da allora sono stati messi a punto diversi approcci terapeutici, oramai largamente conosciuti, che hanno implementato al proprio interno la mindfulness, tra cui spiccano la terapia comportamentale dialettica (Dialectical Behavior Therapy, DBT) della Linehan per il trattamento del disturbo borderline di personalità (Linehan et al., 1991; Linhean, 1993) e la terapia cognitiva basata sulla mindfulness (Mindfulness-Based Cognitive Therapy, MBCT) per la prevenzione delle ricadute nella depressione (Segal et al., 2002; Teasdale et al., 1995, 2000). Leggi il seguito »

Il collega Alessandro Del Debbio ci fornisce una descrizione di uno tra gli aspetti più complessi dei disturbi dell’umore, la fase dell’eccitamento maniacale

del debbio su you tube

Il disturbo di panico è uno dei disturbi d’ansia che più frequentemente si incontrano nella pratica clinica psichiatrica. Allo stesso tempo è uno dei disturbi più frustranti poichè, a fronte di una presentazione clinica eclatante e ad una esperienza decisamente drammatica, il paziente si sente sminuito dall’atteggiamento del medico che, una volta appurata la mancanza di una base organica per i sintomi, liquida semplicemente il paziente dicendogli “..è solo ansia…”

Purtroppo la presentazione clinica di questo disturbo è in molti casi tale da stravolgere letteralmente la vita dei pazienti che ne soffrono.

In questa video intervista Il professor Di Fiorino ci accompagna alla scoperta degli attacchi di panico e delle loro conseguenze

genetica e psicosi

scritto da Bruno Pacciardi il 13 maggio 2009

I recenti studi neuronali e le tecniche di visualizzazione del cervello in vivo (brain imaging) dimostrano la presenza di alcune alterazioni dei processi cognitivi e dell’elaborazione delle informazioni soprattutto a livello della corteccia prefrontale in pazienti affetti da schizofrenia.
Alcune di queste alterazioni si verificano anche in soggetti sani che presentano un alto rischio (calcolato su base genetica) di sviluppare la schizofrenia.
Molti geni, che codificano per differenti forme di enzimi implicati nel funzionamento cerebrale, sono attualmente al vaglio degli specialisti per essere studiati con risultati che puntualmente oscillano tra il sensazionalismo e la successiva delusione. Leggi il seguito »