Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIS) sono uno dei trattamenti antidepressivi più frequentemente prescritti. Abbiamo visto precedentemente (www.neurofarmacologia.net/25/10/2009/ssris-e-disfunzioni-sessuali-la-valutazione-clinica/#more-713) come, nonostante il loro discreto profilo di tollerabilità, questi farmaci possano essere coinvolti nella fisiopatologia di alcune disfunzioni della sfera sessuale.dreamstime_803391
Quando si verificano questo tipo di effetti indesiderati si dovrebbe in primo luogo tenere presente che può svilupparsi nel tempo una forma di tolleranza all’effetto indesiderato. Per cui, a parità di dosaggio, l’effetto indesiderato può spontaneamente ridursi e in alcuni casi scomparire spontaneamente. Nei casi in qui questo non si verifica le tecniche di gestione di questo tipo di effetti indesiderati sono sostanzialmente tre: la riduzione del dosaggio, il passaggio ad un farmaco diverso o l’associazione con altri farmaci. Leggi il seguito »

Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIS) sono uno dei trattamenti antidepressivi più frequentemente prescritti nel nostro paese ed alcuni tra i farmaci più prescritti in tutto il mondo.dreamstime_3388074
La riduzione della funzione sessuale è uno dei sintomi depressivi più comuni e che migliora in breve tempo con un trattamento antidepressivo efficace. Le disfunzioni sessuali sono state riportate come effetto indesiderato di alcuni trattamenti antidepressivi, ed alcuni SSRIS in particolare sarebbero coinvolti nella fisiopatologia di tali disfunzioni. L’effetto sulla sfera sessuale sarebbe molto più probabile con gli SSRIs rispetto ai vecchi antidepressivi triciclici (TCI), ai nuovi farmaci selettivi per la noradrenalina (NARI), e anche rispetto ai nuovi farmaci a doppia azione selettiva su serotonina e noradrenalina (SNRIs).
D’altra parte gli SSRIs vengono utilizzati con successo anche nel trattamento di alcune disfunzioni sessuali quali l’eiaculazione precoce.
Per capire se gli SSRIS rappresentano il problema o la soluzione per un paziente affetto da depressione e che, al contempo, presenta delle disfunzioni sessuali è opportuno sottolineare alcuni concetti: Leggi il seguito »

Dopo anni di ricerca nell’ambito della vulnerabilità genetica nei confronti della depressione arriva una doccia fredda da una recentissima pubblicazione sulla stampa specialistica. Nel corso del tempo si erano accumulati numerosi e promettenti studi sul coinvolgimento di una specifica variante genetica del trasportatore del neurotrasmettitore serotonina nel rischio sviluppare disturbi depressivi (5-HTTLPR genotype). L’importante ruolo della serotonina nella regolazione del tono dell’umore e l’indiscussa efficacia nei disturbi depressivi dei farmaci che agiscono sul sistema serotoninergico avevano fatto credere di essere vicini al traguardo finale e di poter finalmente trarre conclusioni definitive sul preciso ruolo di questo neuro mediatore nella fisiopatologia dei disturbi dell’umore. Purtroppo le certezze si sono allontanate. Leggi il seguito »

Dopo che su questo blog avevamo cercato di fare un po’ di chiarezza su quanto i farmaci che inibiscono selettivamente la ricaptazione di serotonina siano differenti tra loro

http://www.neurofarmacologia.net/02/01/2009/gli-inibitori-della-ricaptazione-della-serotonina-sono-tutti-uguali/

ecco che sull’argomento si pronuncia l’autorevole rivista “Lancet”. In un recente articolo un gruppo di autori italiani ed internazionali hanno analizzato una mole impressionante di dati, revisionando 117 lavori con un totale di quasi 26 mila pazienti. Lo scopo del lavoro era di confrontare tra loro l’effetto di dodici antidepressivi di nuova generazione. I ricercatori hanno valutato sia l’efficacia dei farmaci nel trattamento della depressione maggiore sia la tollerabilità dei medesimi registrando quanti pazienti interrompevano i trattamenti e per quale motivo. I loro risultati indicavano chiaramente che escitalopram (Cipralex, Entact), sertralina (Zoloft, Tatig), mirtazapina (Remeron, Mirtazapina), venlafaxina (Efexor, Faxine) erano significativamente più efficaci di duloxetina (Cymbalta, Xeristar), fluoxetina (Prozac, Fluoxeren, Fluoxetina), e paroxetina (Eutimil, Seroxat, Sereupin, Daparox, Dapagutt, Paroxetina) e che la reboxetina (Edronax, Davedax) era il composto significativamente meno efficace rispetto a tutti gli altri farmaci testati. I dati ancora più interessanti tuttavia riguardavano la tollerabilità di questi farmaci. Leggi il seguito »