Con l’introduzione di un numero sempre maggior di farmaci che agiscono attraverso il sistema serotoninergico cerebrale la tossicità da serotonina è diventato un evento avverso di crescente importanza. Molti farmaci sono stati chiamati in causa nella fisiopatologia della sindrome serotoninergica tra cui gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIs) . Per evitare fraintendimenti è fondamentale ricordare che la tossicità da serotonina è un fenomeno raro. Per dare un idea in un recente studio è stato riportato che una qualche forma di tossicità serotoninergica si verifica nel 15% circa delle overdose da SSRIs. In pratica tra tutte le persone che accidentalmente o volontariamente si espongono a dosaggi differenti da quelli utilizzati nella pratica clinica circa neanche una su sei svilupperà una sindrome serotoninergica. La tossicità da serotonina risulta da un eccesso di serotonina (5 idrossi-triptamina o  5HT) a livello del sistema nervoso centrale che può essere dovuta a differenti meccanismi farmacologici Leggi il seguito »

foto profiloRicevo e volentieri pubblico il lavoro del collega Claudio Cargioli, medico chirurgo presso la scuola di specializzazione in psichiatria dell’università di Pisa.

Per informazioni o contatti claudiocargioli@gmail.com

Il Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD)

Il GAD rappresenta un comune disturbo psichiatrico, con una prevalenza dal 3 all’8% nella popolazione generale, un frequente esordio in età giovanile ed un rapporto maschi/femmine=1/2.
Spesso l’esordio di questo disturbo è graduale e insidioso, e la sintomatologia può essere lieve o attenuata (ma non per questo meno invalidante). Il paziente difficilmente è in grado di indicare con precisione nel tempo l’esordio del disturbo (‘sono nervoso da sempre’, ‘mi preoccupo di tutto’, ‘sono nato ansioso’).
Tipicamente i pazienti affetti da GAD appaiono cronicamente ansiosi e apprensivi, senza reali motivazioni, verso tutte le situazioni della vita, per la salute e l’incolumità dei propri familiari, per i problemi economici e per il proprio rendimento scolastico o lavorativo. Ad esempio, i pazienti riferiscono di non riuscire a rilassarsi, di vivere in uno stato di preoccupazione costante, di pensare che sia accaduta una disgrazia ai familiari quando sentono un’ambulanza. Leggi il seguito »

Il disturbo di panico è uno dei disturbi d’ansia che più frequentemente si incontrano nella pratica clinica psichiatrica. Allo stesso tempo è uno dei disturbi più frustranti poichè, a fronte di una presentazione clinica eclatante e ad una esperienza decisamente drammatica, il paziente si sente sminuito dall’atteggiamento del medico che, una volta appurata la mancanza di una base organica per i sintomi, liquida semplicemente il paziente dicendogli “..è solo ansia…”

Purtroppo la presentazione clinica di questo disturbo è in molti casi tale da stravolgere letteralmente la vita dei pazienti che ne soffrono.

In questa video intervista Il professor Di Fiorino ci accompagna alla scoperta degli attacchi di panico e delle loro conseguenze

Comorbidità e depressione

scritto da il 18 agosto 2009

Il concetto di comorbidità è stato introdotto nella letteratura medica nel 1970 per indicare una condizione clinica caratterizzata dalla presenza, contemporanea o in momenti diversi della vita, di più disturbi nello stesso paziente (es. un infartuato con un rafreddore).
La valutazione della comorbidità in psichiatria non rappresenta soltanto un mero esercizio di stile oppure uno sfoggio di cultura psicopatologica, ma è un concetto estremamente pratico con importantissime implicazioni sia per la diagnosi che per il trattamento.
La valutazione psichiatrica non si limita solo alla analisi del processo patologico che porta il paziente all’osservazione clinica, ma comprende (o dovrebbe comprendere) una accurata ricerca delle eventuali forme patologiche (sia a piena espressione clinica che attenuate) che accompagnano il disturbo.
La visita psichiatrica non può inoltre prescindere dalla indagine sulla struttura di personalità in cui l’eventuale disturbo si innesca e dalla raccolta delle informazioni sulle eventuali patologie internistiche o chirurgiche del paziente.
La valutazione della comorbidità medica e psichiatrica consentono l’approccio a quadri psicopatologici apparentemente complessi e permettono una più sicura impostazione del trattamento. Leggi il seguito »