L’utilizzo di farmaci antipsicotici nel trattamento delle varie forme di disturbo bipolare non è certo una novità. Le forme più gravi di eccitamento maniacale venivano trattate con antipsicotici di prima generazione fin dagli anni ’70. La storia dei farmaci antipsicotici tuttavia comincia con le molecole di prima generazione (antipsicotici tipici o neurolettici) nel 1952, quando l’effetto antipsicotico di clorpromazina fu scoperto per caso da Delay e Deniker. Sempre a partire dagli anni ’50 inizia ad essere studiata quella che diventerà la molecola più estesamente impiegata nella terapia di tutti i tipi di psicosi, l’aloperidolo (Davis 1969). Le proprietà antipsicotiche dei primi neurolettici vengono messe in relazione con la loro capacità di bloccare i recettori delle monoamine, in particolare della dopamina. Nel corso degli anni tale ipotesi dimostrerà tutti i suoi limiti e l’azione dei farmaci antipsicotici verrà inquadrata in un contesto biochimico estremamente più complesso sia per quanto riguarda l’efficacia che per il profilo di effetti indesiderati. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni 90 compaiono i primi studi sui farmaci antipsicotici di seconda generazione. Leggi il seguito »

Durante i trattamenti antidepressivi il rischio di indurre o slatentizzare un disturbo bipolare è una delle principali preoccupazioni dello psichiatra.
Dal punto di vista dell’osservazione clinica trasversale, cioè al momento della visita, le depressioni unipolari (cioè i disturbi caratterizzati eslusivamente da fasi depressive) e le depressioni bipolari (cioè i disturbi caratterizzati da fasi depressive alternate a fasi di eccitamento maniacale) sono tutt’altro che facili da distinguere.
Esiste una ricchissima documentazione riguardo alle procedure per una corretta diagnosi di depressione bipolare la cui esposizione richiederebbe una trattazione estesa ed a se stante.
Il punto che ci interessa è semplicemente mettere in evidenza il rischio che si corre, prescrivendo una qualunque terapia antidepressiva, di gettare benzina sul fuoco di una depressione bipolare non riconosciuta trasformando la fase depressiva di un paziente in una fase eccitativa e quindi rendendone ancora più difficile la stabilizzazione e peggiorandone il decorso complessivo. Leggi il seguito »

Il collega Alessandro Del Debbio ci fornisce una descrizione di uno tra gli aspetti più complessi dei disturbi dell’umore, la fase dell’eccitamento maniacale

del debbio su you tube

Esiste un nutrito dibattito sulla efficacia di alcuni antidepressivi rispetto ad altri nel trattamento della depressione maggiore. Data l’introduzione sul dreamstime_5579564mercato di molecole sempre nuove e di tollerabilità sempre maggiore e data la crescente consapevolezza del problema dei disturbi dell’umore e delle relative implicazioni per la salute è aumentato il numero delle forme depressive diagnosticate e trattate dal medico di base.
In ragione di questa tendenza alcuni autori si sono domandati quale possa essere il trattamento antidepressivo di prima scelta a livello di medicina di base avviando un interessante dibattito (Koenig AM, Thase ME 2009).
Senza nulla togliere a tale interessantissimo quesito temo che diagnosticare e trattare le forme depressive a livello di medicina di base sollevi una questione ben più importante dell’efficacia, ovvero quella della tollerabilità di un trattamento antidepressivo. Leggi il seguito »