Nel contesto del Master presso il dipartimento di psichiatria è stato affrontato l’argomento dell’agitazione psicomotoria. In particolare sono stati descritti gli aspetti del triage, i meccanismi causali e la sicurezza dei trattamenti. Sono state inoltre le caratteristiche peculiari dell’agitazione psicomotoria in alcune tipologie di pazienti che sono particolarmente a rischio del punto di vista medico generale (cosiddette “Special Populations”)
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added: 23/10/2014
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description: caratteristiche, meccanismi causali, triage, sicurezza dei trattamenti nell'agitazione psicomotoria

Nel corso degli ultimi anni si è resa disponibile una grande quantità di dati sui rischi ed i benefici dell’utilizzo fuori indicazione (off label) dei farmaci antipsicotici atipici. Questa mole di dati sembra ormai delineare chiaramente le differenze nei possibili benefici di questi farmaci e l’estrema variabilità dei loro profili di rischio. In una recente revisione della letteratura sulla rivista dell’associazione medica americana vi sono alcune novità al riguardo rispetto agli studi precedenti:
Nuovi studi hanno prodotto dati positivi sull’utilizzo di quetiapina e aripiprazolo come terapia di associazione nel disturbo depressivo maggiore, portando l’agenzia americana del farmaco ad approvarne l’indicazione per tale uso. Tre grandi studi su quetiapina hanno dimostrato un significativo beneficio per il trattamento del disturbo d’ansia generalizzato. La terapia di associazione con risperidone ha dimostrato di poter produrre significativi miglioramenti nel disturbo ossessivo compulsivo.
Le dosi utilizzate in questi studi erano variabili, ma restavano in genere di circa il 50% inferiori rispetto a quelle utilizzate secondo indicazione nel trattamento di giovani adulti affetti da schizofrenia o da disturbo bipolare.
L’uso di farmaci antipsicotici atipici per una qualsiasi di queste condizioni non può tuttavia essere ancora considerato un approccio basato sull’evidenza scientifica e la cautela è d’obbligo sopratutto nelle popolazioni di pazienti particolarmente vulnerabili a tali trattamenti come per esempio gli anziani. Leggi il seguito »

Dal 29 al 46% dei pazienti affetti da depressione continuano a presentare sintomi residui di malattia nonostante assumano correttamente  un adeguato  trattamento. Pertanto, anche tra coloro che rispondono alla terapia antidepressiva, vi sono persone che continuano ad avere sintomi anche se di ridotta intensità o in numero minore. Tali sintomi, oltre a condizionare negativamente la qualità della vita, determinano una più alta probabilità di ricadute della malattia depressiva ed una prognosi peggiore. A differenza dell’efficacia degli antidepressivi sulla patologia a piena espressione clinica, dove esiste oramai una mole impressionante di lavori di ottima qualità, le evidenze disponibili riguardo alle strategie utili per combattere i sintomi residui della depressione sono molto più scarse. Per questo motivo la maggioranza dei clinici quando si trova a dover trattare queste condizioni, deve prendere delle decisioni basandosi su dati non univoci e di discutibile qualità. Con queste premesse il medico che si trova a dover affrontare una parziale risposta al trattamento antidepressivo ha a disposizione soltanto tre opzioni: il potenziamento del farmaco antidepressivo con altre molecole non antidepressive, la sostituzione del farmaco medesimo o l’associazione della terapia in atto con altro farmaco antidepressivo (spesso con meccanismo di azione differente). La popolarità delle strategie antidepressive di combinazione (sia associazione che potenziamento) è andata crescendo con l’introduzione di molecole sempre più maneggevoli e dotate di buona tollerabilità, e la maggioranza dei clinici tendono oramai a preferirle alla sostituzione di un farmaco che comunque ha dato al paziente effetti positivi . Leggi il seguito »

Dal momento che aziende produttrici, ditte commerciali ed addirittura privati stanno implementando modalità sempre nuove per commercializzare i loro prodotti sul web, l’agenzia american del farmaco (la US Food and Drug Administration o FDA) sta valutando come applicare la normativa esistente alla pubblicità ed alla vendita dei prodotti farmaceutici online attraverso social networks e blogs. Nel frattempo la stessa agenzia ha messo in guardia le aziende produttrici: la pubblicità on-line che enfatizza in modo sproporzionato i benefici di un determinato prodotto viola le regole attualmente esistenti.
L’articolo sull’argomento comparso sul journal of the american medical association (JAMA) sembra uno dei primi tentativi di tutelare il paziente nei confronti dell’informazione medica “sbilanciata” a fini commerciali.

http://jama.ama-assn.org/cgi/content/extract/303/4/311

Sembra doveroso che, quando si descrivono le caratteristiche di un farmaco o di un dispositivo medico, i dati sui suoi potenziali rischi ed i potenziali benefici siano esposti nel modo più equilibrato possibile. In questo senso il medico dovrebbe partecipare al processo informativo cercando di coinvolgere il paziente, per quanto possibile, sia nella valutazione del rapporto rischio beneficio che nella valutazione delle possibili opzioni dei trattamenti farmacologici.