Creatività e Depressione

scritto da il 30 dicembre 2010

Volentieri contribuisco a diffondere il video della professoressa Figueira e del professor Di Fiorino su un tema scottante per la psichiatria: nelle persone affette da disturbo bipolare si ritrova frequentemente una forte propensione ad attività di tipo creativo, ma qual’è il significato di questa associazione? Non è semplice comprendere ne’ la modalità ne’ le implicazioni della copresenza di questi due elementi. L’intervistatore mette il dito sulla piaga quando chiede se questi disturbi (i disturbi dell’umore) possano in qualche modo trasformarsi in qualcosa di positivo per la vita. Non possiamo rispondere in maniera esaustiva a questa domanda. L’attraversamento di stati affettivi mutevoli, instabili ed estremi può senz’altro contribuire ad allargare il campo esperienziale e migliorare attività di tipo creativo, ma certamente non può farle nascere magicamente dal nulla, ed altrettanto certamente comporta un prezzo altissimo in termini di sofferenza. In questo senso i protagonisti del video affermano che la depressione non può di per se produrre creatività.   Leggi il seguito »

Il collega Alessandro Del Debbio ci fornisce una descrizione di uno tra gli aspetti più complessi dei disturbi dell’umore, la fase dell’eccitamento maniacale

del debbio su you tube

Esiste un nutrito dibattito sulla efficacia di alcuni antidepressivi rispetto ad altri nel trattamento della depressione maggiore. Data l’introduzione sul dreamstime_5579564mercato di molecole sempre nuove e di tollerabilità sempre maggiore e data la crescente consapevolezza del problema dei disturbi dell’umore e delle relative implicazioni per la salute è aumentato il numero delle forme depressive diagnosticate e trattate dal medico di base.
In ragione di questa tendenza alcuni autori si sono domandati quale possa essere il trattamento antidepressivo di prima scelta a livello di medicina di base avviando un interessante dibattito (Koenig AM, Thase ME 2009).
Senza nulla togliere a tale interessantissimo quesito temo che diagnosticare e trattare le forme depressive a livello di medicina di base sollevi una questione ben più importante dell’efficacia, ovvero quella della tollerabilità di un trattamento antidepressivo. Leggi il seguito »

La stabilizzazione dei disturbi dell’umore è uno degli argomenti più controversi e dibatutti nella psichiatria contemporanea. I limiti diagnostici e le implicazioni per il trattamento della depressione, della mania e del disturbo bipolare non cessano di attirare l’interesse di clinici e ricercatori con la prospettiva di trovare sempre nuove possibilità di terapia e di ottimizzare l’uso dei trattamenti già noti. La lamotrigina (nome commerciale: Lamictal) è un antiepilettico che in Italia ha ricevuto  l’indicazione per la prevenzione degli episodi depressivi nei pazienti affetti da disturbo bipolare. Questo significa che per migliorare i sintomi depressivi in pazienti affetti da disturbo bipolare (in cui gli antidepressivi rischiano di elevare eccessivamente il tono dell’umore inducendo una fase espansiva della malattia) può essere utilizzato un antiepilettico. L’ efficacia di lamotrigina sui sintomi depressivi differenzia questo farmaco dagli altri antiepilettici utilizzati nei disturbi dell’umore (acido valproico, carbamazepina, oxcarbamazepina, gabapentin, etc) che risultano invece prevalentemente efficaci sui sintomi eccitativi e quindi sono più utili nelle fasi maniacali o miste del disturbo bipolare (Mahi et al 2009). A differenza della maggioranza delle farmacoterapie attualmente disponibili per il trattamento dei disturbi dell’umore (e di quanto risulta per gli altri antiepilettici) l’assunzione di questo farmaco non è stato associato ad alcun aumento di peso corporeo. esistono anzi i primi studi clinici in cui questo farmaco viene testato come anti obesità in pazienti che non soffrono di epilessia o di alcuna paologia psichica (Merideth 2006). Leggi il seguito »